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L'analisi
Secondo Bankitalia il reddito familiare ha recuperato l'inflazione e il fiscal drag è più che compensato
Un nuovo studio di Palazzo Koch afferma il governo ha distribuito 31 miliardi tramite misure fiscali, ossia 11 in più dell’extragettito (20 miliardi) incassato a causa dello choc inflattivo
Gli anni post-Covid di alta inflazione hanno evidenziato un problema che già esisteva da anni, la dinamica negativa dei salari, e un altro che avevamo dimenticato, il fiscal drag. Insieme, il mancato rinnovo dei contratti e l’impatto negativo del drenaggio fiscale hanno rafforzato, nell’opinione pubblica e nella dialettica politica, l’idea che le famiglie italiane abbiano perso potere d’acquisto. Da mesi, il leader della Cgil Maurizio Landini dice che il governo ha tolto ai lavoratori “25 miliardi con il fiscal drag” e non li ha più restituiti. Si tratta di un’affermazione falsa. Un nuovo studio della Banca d’Italia aiuta a fare chiarezza: il fiscal drag è stato più che compensato dalle misure fiscali e il reddito disponibile delle famiglie ha recuperato lo choc inflattivo.
Lo studio degli economisti Nicola Curci e Antonella Tomasi dal titolo “Fiscal Drag, discretionary policy measuresand the purchasing power of Italian households in 2022-2025” fa un passo in avanti rispetto ad analisi analoghe fatte dalla Bce e dall’Upb, che hanno mostrato un pieno recupero del fiscal drag. In questo caso la Banca d’Italia, analizza l’impatto sul potere d’acquisto delle famiglie non solo del drenaggio fiscale, ovvero l’aumento dell’aliquota Ipref dovuto all’incremento del reddito nominale, ma anche l’erosione dei trasferimenti assistenziali. Cioè lo stesso effetto, ma dal lato della spesa pubblica: la perdita di prestazioni (Assegno unico, bonus bollette, Rdc/Adi etc.) a causa dell’aumento solo nominale e non reale del reddito.
Cosa emerge dallo studio? Il drenaggio fiscale e l’erosione dei trasferimenti, di cui si è parlato molto nel dibattito pubblico, tra maggiori tasse e minori bonus, hanno ridotto il reddito disponibile delle famiglie di 2,5 punti. Ma questo effetto è stato più che compensato dalle misure discrezionali di politica fiscale (bonus energetici, riforme Irpef, decontribuzione, riforma dell’Assegno unico delle misure ati-povertà) che hanno fatto aumentare il reddito delle famiglie di 3,9 punti. “Complessivamente il drenaggio fiscale e l’erosione dei trasferimenti ammontano a quasi 20 miliardi di euro nel quadriennio 2022-25, mentre l’impatto cumulato delle misure fiscali è stimato in circa 31 miliardi”, scrive la banca d’Italia. In pratica il governo ha distribuito 11 miliardi in più dell’extragettito incassato per effetto dell’inflazione.
Ma non è l’unica cosa che lo studio calcola. L’analisi mostra come nello stesso periodo l’aumento del reddito delle famiglie (+18,4 per cento) abbia pareggiato l’inflazione (+18,5 per cento). In realtà, come segnala lo stesso studio, i dati reali dell’Istat hanno già superato quelli della simulazione di Bankitalia: il reddito delle famiglie ha superato il livello del 2021 dell’1,2 per cento nel 2024 e di altri due punti nel 2025. La variazione è dovuta per 11,8 punti all’aggiustamento nominale dei salari, per 3,9 punti alle misure discrezionali, che hanno più che compensato il fiscal drag (-2,5) e per 5,1 punti alla crescita reale (sostanzialmente aumento dell’occupazione).
Un altro aspetto interessante è quello degli effetti distributivi. Dividendo le famiglie italiane in cinque parti uguali, il quintile più povero ha registrato un aumento del reddito (+18 per cento) sostanzialmente in linea con l’inflazione (18,4), i tre quintili della classe media hanno aumentato il potere d’acquisto (+19,7), mentre il quintile più benestante ha subito una perdita reale crescendo (+16,9) meno dell’inflazione. In sostanza, la disuguaglianza è diminuita, come segnala la riduzione di 0,5 punti dell’indice di Gini rispetto al 2021.
L’analisi della Banca d’Italia fa anche una simulazione confrontando lo scenario delle politiche adottate con un controfattuale di completa indicizzazione all’inflazione degli scaglioni Irpef e delle prestazioni di welfare. E’ quest’ultimo un metodo più ampio per calcolare il fiscal drag ed è la policy che, ad esempio, chiede la Cgil. Il risultato sarebbe stato pressoché identico per i costi e per una crescita del reddito familiare pari all’inflazione, sebbene con una riduzione leggermente inferiore della disuguaglianza (-0,4).
In sostanza, a differenza di quello che si dice, le famiglie italiane stanno in media leggermente meglio rispetto a prima, per effetto dell’aumento dell’occupazione e delle politiche redistributive del governo che hanno inciso sui salari netti e il reddito disponibile delle famiglie. Focalizzarsi esclusivamente sulla perdita di 8 punti dei salari lordi, sebbene sia un problema reale che riguarda la contrattazione tra sindacati e imprese e la crescita della produttività, rischia di dare un’immagine distorta della condizione economica del paese. E impedisce di comprendere perché la politica di austerità e redistribuzione portata avanti dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro Giancarlo Giorgetti goda di consensi così elevati.