La fabbrica ex Fiat di Mirafiori (foto Ansa)

Intel investirà 5 miliardi su un centro per l'assemblaggio dei chip in Italia

Ugo Bertone

Il governo Draghi chiuderà il dossier nei prossimi giorni. Per la sede le opzioni sono Mirafiori o il Veneto

In attesa del trasloco da Palazzo Chigi, Mario Draghi si accinge a chiudere uno dei dossier più importanti, almeno dal punto di vista della politica industriale: l’accordo con Intel per la costruzione di un impianto per lo stoccaggio e l’assemblaggio dei chip che verranno prodotti dalle fabbriche che il colosso americano si accinge a costruire a Magdeburgo, in Sassonia, nel cuore del ciclo di produzione dell’auto elettrica. L’investimento italiano, valore iniziale 5 miliardi di euro, si inserisce così nei progetti europei del gruppo americano, valore 88 miliardi, con l’obiettivo di rafforzare la filiera europea dei chips, indispensabili per la produzione di auto (e non solo). E si tratta solo di un inizio: oltre a finanziare pro quota fino al 40 per cento dell’investimento Intel, l’Italia potrà ancora contare su una parte dei soldi già stanziati (4,15 miliardi) ed attingere pro quota ai capitali stanziati dalla Ue per colmare il gap dell’Europa in un settore chiave per l’economia di oggi e di domani.

Oltre all’accordo con Intel, infatti, il ministro Giancarlo Giorgetti ha visitato il quartier generale di Tower Semiconductor, società israeliana controllata da Intel, che ha già investito 500 milioni ad Agrate Brianza. E non sono mancati i contatti con i Big di Taiwan, compreso il gigante Tsmc. Ma tanto dinamismo, almeno sul fronte di Intel, non ha sortito i risultati sperati. Giorgetti non ha fatto mistero di aver sperato di ottenere qualcosa in più nel quadro degli investimenti europei del gruppo Usa. Ma lo strapotere finanziario dell’industria tedesca, impegnata a ricollocare nell’ex Germania Est il nuovo centro della produzione dell’auto elettrica, ha fatto la differenza (investimento di 17 miliardi).

 

Qualcosa di più si poteva sperare sul fronte della ricerca, ma qui ha pesato la forza della Francia (4 miliardi di contributi) che pochi giorni fa ha annunciato il lancio di un nuovo impianto Stm a Crolles, nei pressi di Grenoble, destinato alla produzione di semiconduttori con un marchio tutto europeo, attraverso una tecnologia sviluppata dall’Istituto LETI/CEA francese e sviluppato anche con il contributo di fondi di Parigi (5,7 miliardi) assieme all’americana Global Foundries. In questo quadro le ambizioni italiane sono state frustrate con evidente dispetto di Giorgetti: la partita per il centro di ricerca e sviluppo, secondo il ministro, si poteva vincere con trattative bilaterali con Intel ma è mancato il gioco di squadra con Vittorio Colao, scettico sull’esito della sfida.

Il retroscena (“ci dovremo accontentare delle briciole “ avrebbe detto il responsabile del Mise) è ormai acqua passata. Entro la fine di agosto il governo dovrebbe annunciare l’investimento in un impianto di alta tecnologia che darà lavoro a 1.500 dipendenti più altri 5 mila coinvolti nell’indotto.  Non solo. L’impianto farà parte del piano più impegnativo dell’economia europea per ridurre la distanza dai Big del settore, coreani e soprattutto, taiwanesi. Un obiettivo accarezzato da Bruxelles ma visto con grande scetticismo dai tecnici del settore. Basti citare le parole del fondatore di Tsmc, Morris Chang, che, a proposito della sfida Usa per recuperare il terreno perduto con un mega investimento di 380 miliardi di dollari, si è limitato a dire che“il Chips Act è un esercizio futile e costoso”.

In Arizona, dove il gruppo che controlla il 52 per cento del mercato mondiale investirà grazie ai forti incentivi federali, “siamo in ritardo anche perché manca il personale qualificato”. L’Italia, che pure può contare su una certa tradizione nella ricerca (basti pensare al ruolo di Benedetto Vigna, oggi ceo Ferrari, a suo tempo uno dei padri delle memorie Mems) prova ad accelerare. Tutto è pronto, salvo il nome e la sede: sono in lizza due località, una in Piemonte (probabilmente la vecchia Mirafiori, quasi deserta) l’altra in Veneto, mentre sono state scartate altre possibili destinazioni, nei pressi delle fabbriche Stm di Agrate Brianza e Catania.

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