Foto LaPresse / Czarek Sokolowski 

I grandi marchi si sono infuriati nel vedere il proprio logo sul giubbotto di Salvini

Fabiana Giacomotti

Il leader del Carroccio va a fare una figuraccia in Polonia con il petto tempestato di simboli delle aziende lombarde. Davvero nessuno nella Lega sapeva che la proprietà transitiva nei contratti di sponsorizzazione non esiste?

E adesso che Audi ha preso le distanze da Matteo Salvini su scala europea e l’integerrima famiglia Colombo della Colmar ha rischiato l’infarto collettivo nel vedere il proprio logo sul petto del leader della Lega che veniva sbertucciato dal sindaco polacco di Przemysl come la mettiamo? Con due cause per danno di immagine? Con le onlus “Cancro Primo Aiuto”, titolare del giubbotto indossato da Salvini e “Ripartiamo”, organizzatrice del tour, che rischiano di fermarsi perché novanta su cento salteranno loro tutti gli accordi di partnership?

 

Davvero nessuno nel partito ha una benché minima conoscenza del codice civile (articolo 10: abuso dell’immagine altrui) e sapeva che la proprietà transitiva nei contratti di sponsorizzazione non solo non esiste, ma è un rischio grosso, per cui se sei un personaggio pubblico (figuriamoci un politico) e indossi il logo di un’azienda senza il suo consenso esplicito e sottoscritto, quell’azienda può non gradire e portarti in tribunale, a maggior ragione se è stata fatta bersaglio di una shit storm sui social, come in questo caso? Ed eccoli, infatti, i vertici delle aziende coinvolte loro malgrado nel caso, diramare comunicati stizziti e telefonare ai giornalisti per essere sicuri che abbiano ricevuto le mail.

 

“In merito a quanto erroneamente evidenziato a mezzo social circa l’associazione del marchio Audi alle esternazioni, passate, presenti o future di una rappresentanza politica italiana, Audi Italia rimarca con fermezza la piena adesione alle regole di compliance del Gruppo Volkswagen che impediscono qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche”. E ancora, identica, Colmar: “In merito a quanto emerso a mezzo social circa l’associazione erronea del marchio Colmar alle esternazioni di una rappresentanza della politica italiana, Colmar rimarca la propria opposizione a qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche italiane ed estere e di qualsiasi loro esternazione passata, presente o futura. Colmar afferma la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma”. Già la moda è finita nel mirino del pol.corr. in queste settimane, ci mancava solo il Salvini polacco con il giubbotto.

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