Le agenzie viaggi in piazza: "Nemmeno il bonus vacanze ci ha aiutati"

La manifestazione del movimento autonomo Maavi a piazza del Popolo: "Proponiamo una detassazione delle spese sostenute per le vacanze che permetta ai cittadini di recuperarne una quota in fattura senza pesare sulle aziende". La crisi del tursimo, che vale il 13 per cento del pil italiano

L'appuntamento è fissato per questa mattina in piazza del Popolo: Maavi, il movimento autonomo delle agenzie, porta in piazza centinaia di agenti di viaggio da tutta Italia, colpiti in maniera tremenda dalla crisi Covid e ora esclusi dal decreto Ristori bis. La fotografia del settore emersa dai dati Istat è davvero cupa. I dati relativi alla filiera del turismo nei primi nove mesi dell'anno in Italia sono in linea con il trend europeo (meno 50,9 per cento sul 2019, con quasi 192 milioni di presenze in meno). Sono calate del 68,6 per cento le presenze di turisti stranieri, soprattutto nelle grandi città d'arte che registrano un crollo del 73,2 per cento. E tra gli italiani si è ridotto drasticamente il numero dei viaggi di lavoro (meno 59 per cento) e, in misura minore ma comunque ampia, quelli per vacanze (meno 23 per cento). Il comparto alberghiero è quello in maggiore sofferenza, con meno della metà di ospiti registrati nel 2020 rispetto al 2019. I lavoratori che oggi sono scesi in piazza chiedono un aiuto che finora reputano essere stato insufficiente per un settore, quello del turismo, che da solo vale il 13 per cento del pil del paese. "Solo il 60 per cento delle agenzie ha ricevuto gli aiuti di marzo-luglio. Chiediamo un tavolo con governo", dice Enrica Montanucci presidente di Maavi. 

    

"Le lancette dell'orologio del turismo sono tornate indietro di 30 anni", ha detto ad Ansa Luca Patanè, presidente di Confturismo Confcommercio. "Eppure, non solo nella legge di bilancio 2021 per il turismo c'è ben poco, ma ad oggi non abbiamo visto neanche un progetto vero e proprio per il settore nella pianificazione per accedere al Recovery Fund". Marco Federici, coordinatore nazionale di Maavi, dice al Foglio che nemmeno il bonus vacanze - un tax credit sui servizi turistici per le famiglie con un Isee non superiore a 40mila euro – è servito a risollevare la situazione. "Alle aziende era chiesto di anticipare i soldi per le vacanze degli italiani, in un momento già di per sé molto complicato". Un problema lamentato in primis dagli albergatori, ma anche una spesa che "la maggior parte delle agenzie di viaggio non è stata in grado di sostenere. Abbiamo dovuto appoggiarci ai pochi tour operator in grado di garantire l'anticipo. Inoltre così si riducevano le nostre commissioni. L'alternativa che proponiamo è una detassazione delle spese sostenute per le vacanze che permetta ai cittadini di recuperarne una quota in fattura, al momento del 730. In questo modo si incentiverebbe il turismo pur senza pesare direttamente sulle agenzie, che sarebbero tenute ad anticipare somme ingestibili e a risolvere complicate questioni contabili". A conti fatti, poi, e secondo i dati dello stesso ministro Gualtieri in Commissione, solo un terzo degli aventi diritto (circa 5 milioni di italiani) ha fatto richiesta del bonus. Oltre alla redistribuzione dei fondi rimasti dal primo fondo perduto, all'incremento del nuovo fondo e a una revisione dei criteri di calcolo dello stesso, "un altro punto fondamentale", dice Federici, "riguarda l'apertura di corridoi turistici", verso mete Covid-free, rispettando le condizioni di sicurezza e magari utilizzando il "modello crociere" - come chiedeva mesi fa Astoi Confindustria Viaggi - con un tampone da effettuare prima e dopo la vacanza.  

 

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