Appello contro la strategia della pensione

Cgil in piazza. I giovani rispondono: “Non abbassate l’età pensionabile”

2 Dicembre 2017 alle 06:15

Appello contro la strategia della pensione

Foto LaPresse

Il nostro paese ha bisogno, oggi più che mai, di politiche economiche oculate e di investire nel proprio futuro. Anzi, non ne ha bisogno il nostro paese: ne abbiamo bisogno noi, cittadini italiani, giovani e anziani, pensionati e studenti, occupati e disoccupati. Eppure, alcuni partiti e sindacati insistono con manovre di corto respiro, che guardano alle prossime elezioni invece che alle prossime generazioni.

 

Propongono nell’immediato di  rimandare l’adeguamento dell’età pensionabile per tutti i lavoratori, rischiando di vanificare i grandi sforzi fatti negli ultimi anni. Il rischio è quello di giocarsi il futuro del paese per qualche manciata di voti in più. Scriviamo un appello per fermare questa operazione, che ci danneggerebbe tutti, principalmente sotto due punti di vista: sostenibilità ed equità.  

 

Sostenibilità. In Italia  si vive sempre più a lungo e si fanno sempre meno figli: la speranza di vita alla nascita è di 82,8 anni e il tasso di natalità è di solo 1,34 figli per donna. In un simile contesto, l’abbassamento dell’età pensionabile avrebbe un costo di 140 miliardi di euro in 20 anni  (stima Inps). Ci chiediamo come potrebbero essere finanziati: nuove imposte? Il nostro paese ha già una pressione fiscale elevata, con un carico sproporzionatamente alto su lavoro e imprese, che grava sulla possibilità di crescere. Nulla garantisce inoltre che mandando in pensione più persone vi sia un beneficio per l’occupazione giovanile, soprattutto nel lungo periodo. Anzi, nella situazione attuale, un aumento delle imposte avrebbe il probabile effetto di ridurre salari e investimenti da parte delle aziende, strozzando la crescita. Tagliando altre voci di spesa? Siamo tra i paesi che spendono meno in formazione e ricerca, mentre destiniamo più risorse di qualsiasi altro paese Ocse alle pensioni. Altro debito sulle spalle di noi giovani? Il nostro paese ha già accumulato un debito pubblico pari al 132 per cento del pil: significa che non basterebbe la ricchezza prodotta dall’intero paese in un anno a ripagarlo. Dobbiamo smettere di parlare di pensioni come se le risorse piovessero dal cielo: chi parla di abbassamento dell’età pensionabile deve spiegare con estrema chiarezza dove troverebbe le risorse per una simile manovra. Ne va della tenuta del nostro welfare.

 

Equità. Fino a pochi anni fa abbiamo regalato pensioni a lavoratori appena cinquantenni, spesso molto superiori ai contributi effettivamente versati. Oggi, l’età minima legale si è alzata di molto, mentre invece l’età  media  di pensionamento effettiva (quella che conta veramente) è intorno ai  62 anni: ciò dipende dal fatto che è giustamente permesso andare in pensione prima  per alcune categorie o quando si raggiunge un numero sufficiente  di contributi. Per le nuove generazioni sarà invece sempre più difficile avere una storia contributiva costante, vista la crescente discontinuità nelle carriere, compromettendo la possibilità di accedere alla pensione in futuro. Ma le difficoltà dei giovani sono le difficoltà di tutti: ancora per molti anni la tenuta del sistema pensionistico dipenderà dalla capacità delle nuove generazioni di lavorare e pagare i contributi. Ci si occupa molto dei cittadini vicini alla pensione e poco o nulla di quelli più lontani, che quando andranno in pensione riceveranno assegni sempre più bassi. Oggi il reddito medio dei più giovani al netto delle tasse è diminuito, la ricchezza delle famiglie giovani si è più che dimezzata dal 1995 al 2014 (mentre è aumentata per le famiglie in età di pensione), e la povertà negli ultimi 10 anni è aumentata in tutte le fasce d’età tranne che per gli over-65. Dedicare altre ingenti risorse alle pensioni, indiscriminatamente per lavori usuranti o meno, per pensioni alte o basse, non è una misura di welfare: significa togliere alle fasce più in difficoltà della popolazione e tagliare sull’investimento in lavoro e sulla redistribuzione.

 

Ci appelliamo alla società civile, agli italiani di ogni età ed estrazione sociale, perché il tema delle pensioni non sia strumentalizzato dalla politica e non venga trasformato in un inutile scontro tra generazioni. Chiediamo ai partiti e ai sindacati di non rimandare l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita e di utilizzare le risorse disponibili per costruire un futuro più equo e sostenibile per tutti. Anche per i giovani.

 

*think tank di studenti di economia. Per sottoscrivere l’appello: pensioni@ilfoglio.it

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    03 Dicembre 2017 - 23:11

    Caro Tortuga, ma quanti giovani rappresentate? I vostri coetanei la pensano tutti così? Anche questo sciorinare dati (i famigerati 140 miliardi), peraltro già ampiamente smentiti da altri studi, sa un po' di stantìo. Il che è un paradosso, essendo voi "giovani". Comunque, se davvero vi sta a cuore il welfare battetevi per l'abolizione degli 80 euro, dati a chi non ne avrebbe bisogno, e vedrete che la copertura ci sarà anche se i miliardi fossero davvero 140. E il fatto che per gli over-65 la povertà non sia (ancora) aumentata è l'unica buona notizia che abbiamo. O si vogliono trasformare in senzatetto anche i nonni?

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