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Le tessere del reddito di cittadinanza e il piano di Fca

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati da Giuseppe De Filippi

29 Novembre 2018 alle 19:25

Le tessere del reddito di cittadinanza e il piano di Fca

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Volete parlare delle tessere in stampa per il reddito di cittadinanza? Se non lo fate presto rischiate di essere gli unici a non essersi pronunciati sul tema. L'ultima è di Luigi Di Maio, che ha "dato ordine al suo staff di lavorare assieme a Poste per realizzare le tessere". Dato ordine? Bum. Il Napoleone del reddito di cittadinanza intanto oggi se ne è andato in Europa a spiegare alla commissaria alla Concorrenza, la tosta Margrethe Vestager, che le operazioni che coinvolgono aziende in crisi saranno tutte condotte sul mercato, rispettando criteri di mercato. Peccato che le scelte su Alitalia siano già una smentita nei fatti di quanto detto. E poi, già che era in Europa, Di Maio si è spinto a dubitare, legittimamente certo, sull'avvio della procedura di infrazione. Ma lo ha fatto senza fornire alcun elemento di fatto, alcuna indicazione nuova sulla manovra o sul dialogo con Bruxelles. Insomma tre fronti e tre affermazioni apodittiche, non commentabili, non dimostrabili: stiamo stampando le tessere, fare operazioni solo di mercato, l'infrazione potrebbe non arrivare.

 

Chi gli crede e chi non gli crede? Dipende solo da un pregiudizio, da una scelta di schieramento: vi è simpatico, gli credete, vi è antipatico, non gli credete.

 

Intanto i vigili urbani rovistavano a Mariglianella nei depositi della Ardima, la società dei Di Maio, quella guidata dalla mamma, professoressa di italiano e latino, materie che non ricadono sui figli. E alla fine della visita ispettiva 4 manufatti abusivi sono stati accertati, come recita il verbale di polizia urbana. Ora bisogna capire se e quanto un manufatto abusivo ricada sul papà e quanto sul figlio che, tra l'altro, è vicepremier oltre che bis ministro.

  

Il prof. avv, dall'Argentina ove si svolge il G20, prendeva posizione su manovra ed Europa, ma sempre era sovrastato da Matteo Salvini, veloce nell'indicare la partenza dei pensionamenti anticipati già a febbraio (sembra difficilissimo, ma lasciateglielo dire). Mentre la Cgil tornava a contestare l'operazione quota 100 con argomenti un tantino raffinati ma corretti.

 

  

Quando si parla di privatizzazioni di immobili pubblici e si scrivono in bilancio somme da sogno grazie alle entrate previste.

  

Lezione di fattività, nell'Italia del reddito di cittadinanza, da Fca che tira fuori qualche soluzione nuova, in grado di mantenere anche una buona quota di lavoro su prodotti ad alto valore aggiunto in Italia. Quindi si parla nel nuovo piano illustrato oggi ai sindacati da Mike Manley e da Pietro Gorlier di 500 elettrica a Mirafiori, di Jeep Compass a Melfi, di impegno su Alfa Romeo e Maserati, attraverso una revisione del piano sul polo del lusso. I sindacati sembrano convinti che si tratti di un piano realizzabile e incoraggiante. Ma, come si ricordava oggi sul Foglio, parallelamente a tutto ciò proseguono i progetti della famiglia Agnelli per uscire dal settore auto.

 

 

La vicenda affascinante di Nicola Zingaretti e del voto di sfiducia che lo attende. Si dice che potrebbe salvarlo un ex leghista (ultimamente si tratta di categoria rara in politica, essendoci più che altro neo-leghisti), oppure Forza Italia (che sembra intenzionata a ritirare la mozione presentata) mentre i grillini, suoi mezzi amici, tentano un po' di sostenerlo e un po' di affossarlo. 

  

Se il gilet giallo se lo mettono tutti allora poi finisce in vacca quella che sembra già una vaccata.

 

  

Ad personam.

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