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L’artista circense accoltellato da un collega e il Cio che regala 450mila preservativi agli atleti

16 Agosto 2016 alle 09:36

L’artista circense accoltellato da un collega e il Cio che regala 450mila preservativi agli atleti

DELITTI
 

Werner De Bianchi, 37 anni. Artista circense, da tempo era in lite, per vecchie ruggini, col collega Alex Orfei, 31 anni. Entrambi erano al lavoro, nei giorni scorsi, in circhi diversi, vicino Tropea. Venerdì mattina l’Orfei scrisse su Facebook delle oscenità sulle mogli del collega e di suo fratello, nel pomeriggio De Bianchi gli diede appuntamento, per un chiarimento, davanti a un supermercato ma lì nacque ben presto una lite, l’altro gli infilò un coltello nella pancia e subito dopo si vantò su Facebook: «E uno saccagnato. Ora tocca all’altro» (De Bianchi morì in ospedale, quella notte stessa, dopo un intervento chirurgico d’urgenza).
Dopo le 18 di venerdì 12 agosto a Santa Domenica di Ricadi, frazione di Tropea, nel Vibonese.

 

Andrea Caddori e suo fratello Roberto, 43 e 45 anni. Di Arzana (Nuoro), da diversi anni si prendevano cura, con la sorella Bruna, della novantunenne Maria Doa, da tempo costretta a letto, moglie di un loro defunto zio. La signora aveva deciso di lasciare ai tre nipoti acquisiti tutti i suoi beni: una casa e un podere nelle campagne dell’Ogliastra. Cosa che mandava in bestia il di lei fratello Giuseppe Doa, 83 anni, che di continuo litigava coi fratelli Caddori accusandoli di prendersi cura di sua sorella solo per l’eredità. L’altro pomeriggio il vecchio come una furia piombò in camera della sorella – accanto al letto stava seduta Bruna – e prese a frugare in tutti i cassetti in cerca di certi documenti. Non avendoli trovati, prese a insultare e minacciare le donne, poi sparò due colpi di pistola in aria. Andrea e Roberto, che abitavano lì vicino, corsero a vedere che succedeva. Sulle scale incrociarono il vecchio che a un certo punto, urlando «vi ammazzo», sparò due colpi addosso a entrambi (morti poco dopo il ricovero in ospedale). Quindi si chiuse il portone alle spalle e, la pistola ancora in pugno, scappò via. Dopo aver vagato per dodici ore  fu trovato dai carabinieri davanti all’ospedale di Lanusei (malato di cuore, fu ricoverato nel reparto di cardiologia).
Verso le 16 di mercoledì 10 agosto in una casa di campagna ad Arzana, Nuoro.

 

Francesco Pagliuso, 43 anni. Di Lamezia Terme, avvocato penalista tra i più noti della Calabria, impegnato in numerosi processi di ’ndrangheta, difendeva boss e esponenti di primo piano delle cosche. Il suo studio era però frequentato anche da politici, amministratori pubblici e imprenditori. Socio di due noti locali del centro, I Giardini del Novecento e Il Novecento, separato, un figlio di sei anni, «carismatico, pieno di interessi, rampante», di recente aveva fatto installare un sistema di videosorveglianza nella sua villa e da qualche tempo se andava in giro con una 44 magnum con il colpo in canna di cui non faceva mistero. Però a detta di chi lo conosceva era sereno e non aveva mai manifestato alcun timore per la sua vita. Martedì sera, dopo aver salutato la fidanzata, montò sul suo fuoristrada, guidò fino alla sua villa, aprì il cancello automatico, entrò nel vialetto. In quel momento sbucò dal buio uno alto circa un metro e ottanta che s’avvicinò al finestrino e dopo avergli sparato due colpi di pistola alla testa e uno al collo raccolse i tre bossoli e scappò attraverso un buco nella recinzione che aveva preparato per la fuga. Il cadavere, accasciato sul sedile, trovato la mattina dopo dalla fidanzata.
Intorno alle 22.30 di martedì 9 agosto all’esterno di una villa nel cuore di Lamezia Terme (Catanzaro).

 

SUICIDI

 

Ben Saada Ouajidi, 34 anni. Tunisino, in Italia da diciotto anni, residente a Marsala, era solito comprare droga a Mazara del Vallo dai fidanzati Angelo Cannavò, 30 anni, e  Rita Decina, 29. Venerdì 5 agosto andò a casa loro ma scoppiò una lite causata dai soldi che lui doveva alla coppia. Finì che il tunisino sgozzò entrambi, con un coltello con  undici centrimetri di lama, nelle scale del palazzo, tra l’androne e il piano ammezzato. Subito dopo tornò a Marsala e nella casa dove viveva con la madre annodò una corda a una trave e si lasciò penzolare.
Giornata di venerdì 5 agosto nella provincia di Trapani, prima in via Armida Borelli a Mazara del Vallo, poi in contrada Ranna a Marsala.

 

Una donna di 36 anni. Infermiera all’ospedale di Rivoli (Torino), madre di due bambini, si stava separando dal marito. Sabato 6 agosto, durante il turno di notte nel reparto di nefrologia, si iniettò in vena una soluzione letale di potassio o di insulina.
Notte fra sabato 6 e domenica 7 agosto  nell’ospedale di Rivoli, alle porte di Torino.

 

Salvatore Zacchia, 47 anni. Agente di polizia penitenziaria, originario di Santa Maria Capua Vetere, in servizio al carcere di Massa, in provincia di Massa Carrara, «gentile e cordiale con tutti». Sposato, due figli, si stava separando dalla moglie. Lunedì 8 agosto andò al lavoro all’apparenza sereno ma verso le 13 impugnò la mitraglietta d’ordinanza, se la puntò alla testa, e fece fuoco.
Verso le 13 di lunedì 8 agosto nel carcere di Massa, in provincia di Massa Carrara.

 

AMORI

 

MESSAGGI È morta a 80 anni Marianne Ihlen, per qualche anno amante e musa di Leonard Cohen. Dicono che sul letto di morte abbia ricevuto l’ultimo messaggio del cantautore: «Ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già. Adesso, voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada» (Giancarlo De Cataldo, la Repubblica 9/8).

 

MARIANNA Wolfgang Amadeus Mozart alla cugina Maria Anna Thekla, detta Marianna o più spesso Bäsle scrisse lettere bizzarre, che lasciano intendere intimità. La chiamava «leprotta cuginotta», «caro violoncellino», «amatissima, carissima, bellissima, amabilissima, leggiadrissima». Le scriveva mescolando rime e cacca, orifizi, clisteri (in una del 28 febbraio 1778: «Stronzo! – merda! – cacca! – o dolce parola! – cacca! – pappa! – anche bello! – cacca, pappa!»). Anche se il padre di lui li tenne sempre separati, forse qualcosa accadde, come si capisce da una lettera: «Vi bacio le vostre mani, il vostro viso, le vostre ginocchia e la vostra – insomma, tutto ciò che mi permetterete di baciare» (Paolo Di Stefano, Corriere della Sera 7/8).

 

EROE «A te compagno di mille avventure dopo quindici anni insieme posso solo dire grazie con tutto il mio cuore. Sarai il mio eroe sempre. Con amore, Valentina» (messaggio Facebook scritto dall’amazzone Valentina Truppa al suo cavallo Chablis, con cui ha partecipato alle Olimpiadi di Rio nel dressage. Non sono riusciti ad arrivare in finale, ma si allenano insieme da quindici anni) (Umberto Martuscelli, La Stampa 12/8).

 

TUFFI Alle Olimpiadi le tuffatrici brasiliane Ingrid Oliveira, 20 anni, e Giovanna Pedroso, 17, hanno litigato prima di gareggiare nel sincronizzato dalla piattaforma. Motivo: la prima ha rimorchiato un connazionale e l’ha invitato in camera, cacciando la collega che ha dovuto trascorrere la notte in un’altra stanza. Al mattino, però, la Pedroso ha raccontato tutto ai dirigenti. Hanno gareggiato lo stesso (sono arrivate ottave), ma non si sono parlate più da quella sera. Racconta la Pedroso: «Aspettavamo da quattro anni questa gara e lei ha preferito divertirsi e cacciarmi di camera» (Mauricio Cannone, La Gazzetta dello Sport 12/8).

 

CONTATTI Tinder, l’app che mette in contatto fra loro gli iscritti desiderosi di fare sesso, ha fatto sapere che solo nel primo fine settimana di Olimpiadi gli utenti sono aumentati del 129% all’interno della Vila Olimpica, il villaggio dove in 31 edifici vivono 11mila atleti. Un judoka svedese, Marcus Nyman, ha confessato di aver avuto in poche ore 10 contatti. Il nuotatore Ryan Lochte trova il metodo perfetto perché non si perde tempo nel corteggiamento. Per gli atleti che vogliono avvicinare gli altri sportivi in gara c’è anche l’Olympics Athletes Hub, patrocinato dal Cio e dagli organizzatori. Intanto si viene a sapere che l’organizzazione ha distribuito agli sportivi 450mila preservativi, 42 a testa. Cinesi, sudcoreani, cubani e venezuelani sono stati i maggiori richiedenti (Piero Mei, Il Messaggero 12/8).

 

LAMPIONI A Parigi il nuovo segnale stradale: un grande cuore rosso in campo grigio con un cerchio attorno a un lucchetto sbarrato: «I nostri ponti non resisteranno al vostro amore». È l’appello del Comune alle coppie che da almeno otto anni insistono a suggellare le loro promesse sentimentali fissando alle ringhiere sulla Senna i lucchetti venduti dagli ambulanti a tariffe variabili fra 3 e 10 euro. In questi anni il Comune è intervenuto più volte per alleggerire da tonnellate di ganci le balaustre di una dozzina di ponti di Parigi. Dal Pont des Arts sono state tolte 70 tonnellate di serrature. Due anni fa hanno dovuto cambiare le ringhiere con paratie di plexiglas. Ma i fidanzatini hanno iniziato ad attaccare i lucchetti ai lampioni (Elisabetta Rosaspina, Corriere della Sera 6/7).

 

SOSTITUZIONE La Cassazione sentenzia: far credere all’amante di essere single o divorziato quando non è vero è un fatto punibile penalmente. Si tratta di «sostituzione della persona». Ciò è vero in particolare quando ne deriva una convenienza economica o il mantenimento del rapporto sentimentale che altrimenti finirebbe. I giudici sono partiti dal caso di un uomo già sposato che per molto tempo aveva portato avanti una seconda relazione.Questi aveva fatto credere all’amante di voler stare con lei, di essere separato e di avere chiesto l’annullamento alla Sacra Rota. La storia con l’amante si era poi complicata: era stato presentato alla famiglia di lei, un bimbo era stato concepito e parlava di matrimonio. Non arrivando ancora il parere della Sacra Rota, l’amante si era insospettita. Allora l’uomo le aveva mostrato un falso annullamento, fatto al computer di casa. La donna aveva iniziato a indagare per scoprire che lui era ancora sposato con la moglie, da cui, inoltre, aspettava un figlio (Federico Capurso, La Stampa 12/8).

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