La moglie pugnalata ai polmoni dal marito e le donne di Teo Teocoli

Dalla mamma che ha annegato la figlia di quattro mesi al perché piacciono le donne con i tacchi alti. Tutto il meglio e il peggio della cronaca nera e rosa della scorsa settimana

25 Luglio 2016 alle 10:58

La moglie pugnalata ai polmoni dal marito e le donne di Teo Teocoli

Foto LaPresse

DELITTI

 

Gisella Purpura, 41 anni. Qualche guaio giudiziario alle spalle, da tempo era seguita dai servizi sociali, i suoi due figli più grandi erano stati affidati a una comunità (per riaverli si era incatenata davanti al tribunale dei minori di Torino), il più piccolo stava dai nonni. S’era sposata con un tunisino di 28 anni e con lui abitava in una casa assegnata dal Comune. Le liti erano molto frequenti e che lui la picchiasse lo sapevano tutti, ma non voleva lasciarlo. Qualche giorno fa furono visti per strada, accanto alla stazione dei bus, già alterati e in piena litigata, con lui che camminava davanti e lei che lo inseguiva, come tante altre volte. Rientrarono in casa ma non si placarono, anzi l’uomo prese un coltello e glielo piantò nei polmoni. La Purpura scese in strada con le ultime forze per chiedere aiuto. Morì in una pozza di sangue sull’asfalto. Lui lo trovarono nell’appartamento e quando lo portarono via, nell’auto dei carabinieri, si mostrò sorridente.
Pomeriggio di venerdì 22 luglio, in corso Cavour a Novara.

 

Giulia Stavila, 4 mesi. Figlioletta di Mariana Golovataia, 30 anni, casalinga, e Ghenadie Stavila, 30 anni, ingegnere impiegato per una società del gruppo Eni. Un fratello di 5 anni. I genitori erano originari della Moldavia e abitavano ormai da anni in Italia. Per tutti i vicini erano una bella famiglia, stimata e integrata. Alla nascita di Giulia, però, Mariana Golovataia era caduta in depressione. Qualche giorno fa, mentre il marito era al lavoro, chiuse il figlio maschio in camera, prese Giulia e la annegò nella vasca, poi mandò giù una scatola di psicofarmaci con l’intento di uccidersi. Ghenadie Stavila, al ritorno dal lavoro, dovette sfondare la porta per entrare in casa, dove trovò la moglie svenuta ma ancora viva.
Pomeriggio di mercoledì 20 luglio, in un bell’appartamento al civico 85 di corso Giuseppe Garibaldi, Orte Scalo, provincia di Viterbo.

 

Loretta Gisotti, 54 anni. Estetista, esperta di trucco, sposata da più di dieci anni con Roberto Scapolo, 48 anni, rappresentante di commercio nel settore ottica, un uomo giudicato da tutti calmo e paziente. Non avevano figli e vivevano in una bella casa, con un grande giardino in cui si prendevano cura degli amati cani: un bastardino e un dobermann. La Gisotti nella coppia era quella che comandava: brava sul lavoro, determinata, mal sopportava che il marito fosse, a suo dire, sempre così disordinato. Una mattina presto si stavano preparando per partire per le vacanze. L’uomo finì di sistemare le valigie in macchina, ma la moglie s’innervosì per il modo in cui aveva posizionato i bagagli. Rientrati in soggiorno, lo accusò di essere, come al solito, impreciso. Come mai aveva fatto prima, Scapolo perse il lume della ragione: afferrò un martello e lo diede in testa alla moglie per tre volte, poi la prese per il collo e la strangolò. Quindi salì in macchina e andò a presentarsi alla caserma dei carabinieri, ai quali spiegò tutto, con calma.
Alle cinque e quarantacinque di sabato 16 luglio, in una casa di Laveno Mombello, provincia di Varese.

 

Maria Licari, 70 anni. Da anni si prendeva la quotidiana razione di botte che le somministrava il marito, Giovanni Baiada, 80 anni, meccanico in pensione. I motivi erano sempre diversi: una volta i soldi per la spesa, un’altra la pasta che non piaceva e così via. Anche l’altro giorno decise di percuoterla, chissà perché, con un soprammobile. Smise solo quando la vide morta, poi diede una pulita a tutte le tracce di sangue e uscì per andare al bar a prendere il caffè con gli amici. Al ritorno mise in scena la sorpresa: chiamò i carabinieri e disse che sua moglie era caduta e morta. Con un semplice controllo al luminol venne fuori la verità, confortata dalle parole dei figli che raccontarono per la prima volta la vita della loro madre fatta di botte.
Mattina di venerdì 15 luglio, a Carini (Palermo).

 

Giuseppe Del Prete, 52 anni. Operaio metalmeccanico nato in Sicilia ma cresciuto nel quartiere Vallette di Torino. Un po’ di sere fa si ritrovò tra amici a bere qualcosa. Tra uno scherzo e l’altro, cominciò a discutere con Michele Renda, 52 anni anche lui, ex guardia giurata. Con la birra ancora sul bancone, non si capisce bene cosa sia scattato tra i due che si conoscevano da una vita, fatto sta che presero a insultarsi. Poi Del Prete, con fare bonario, come era suo solito, gli diede un buffetto leggero sul viso, come segno di riavvicinamento. Davanti agli altri amici fecero la pace, si strinsero la mano, ma tutti notarono che il Renda era comunque rimasto male per le parole di prima. Forse non sopportando di essere stato offeso davanti a tutti i compagni del quartiere, andò a casa, prese la sua vecchia Beretta, tornò al bar e sparò all’amico. Un colpo solo, in pieno petto, da vicino. Quando arrivarono i carabinieri Renda non si era mosso da lì, con l’arma ancora in mano.
Poco prima delle 23 di venerdì 8 luglio, alla Bottiglieria Max di via Altessano 8, quartiere Lucento, Torino.

 

 

AMORI

 

TOPI La femmina di topo va in calore da sei a otto volte l’anno per circa sei ore, durante le quali si unisce ai maschi. Una femmina può essere coperta da trecento a cinquecento volte. Il Rattus norvegicus è sessualmente maturo all’età di 8-12 settimane e si riproduce cinque volte l’anno, la gravidanza dura tre mesi; mette al mondo da quattro a dodici piccoli. Vive al massimo tre anni, ma può generare sino a 170 figli, che a loro volta si riproducono, così che in tre generazioni (nove anni) ci sarebbero 2.197.000 di ratti. A questo ritmo, nell’arco di settant’anni, si arriverebbe a una cifra di 5 seguito da 43 zeri con un peso pari a circa un miliardo di miliardi di volte il peso della Terra. Se anche si sterminassero tutti i topi, basterebbe una sola femmina anche senza maschio per ricominciare a riprodursi: quella che ha partorito una sola volta può infatti riprodursi senza accoppiarsi, perché è in grado di trattenere gli spermatozoi o gli zigoti. Inoltre se una femmina incinta di un maschio ne incontra un altro che le piace di più, può far regredire i feti riassorbendoli, per poi cominciare la gestazione con il nuovo partner.
Marco Belpoliti, la Repubblica 15/7

 

IRAN Secondo recenti statistiche in Iran ci sono 19 divorzi all’ora e sono 11 milioni i giovani in età di convolare a nozze che invece preferiscono restare single. Ali Khamenei, guida suprema del Paese, aveva proclamato che alla metà di questo secolo l’Iran avrebbe avuto una popolazione di 150 milioni di persone: finora sono 80.
Franco Venturini, IoDonna 16/7

 

SUORE Secondo alcuni Teo Teocoli ha avuto un sacco di donne. Per qualche anno ha vissuto a Roma con Franco Califano: «Era più romantico di quello che sembrava: s’innamorava. A Roma nel ’69 recitavo in Hair con Loredana Bertè e Renato Zero, stavo in scena anche completamente nudo e non faccio per dire ma… Beh insomma nel dopo spettacolo si uniscono Veruschka e Marisa Mell, una più bella dell’altra e entrambe assai interessate: la serata l’ho poi finita con Veruschka. Mi ricordo invece proprio agli inizi due filarini semiplatonici con Wilma Goich e Orietta Berti. Orietta dormiva dalle suore!».
Gian Luigi Paracchini, Corriere della Sera 22/7

 

VAGINA Alcune notizie sulla vagina. Il nome deriva dal latino, dove indica il fodero della spada. Non sono tutte uguali: è profonda da 7 a 10 centimetri e l’apertura può variare da 3 a 6 cm, ma l’elasticità delle pareti può consentirle di espandersi del 200%, per facilitare il parto. La clitoride è il principale organo erettile della donna e viene chiamata pene femminile. È molto ricca di terminazioni nervose: circa ottomila, contro la metà di quello maschile e, se stimolata, può inviare effetti piacevoli ad altre 15mila sparse nel corpo. Essendo composta da muscoli, se ben allenata può sollevare fino a 14 chili (la russa Tatyana Kozhevnikova ha vinto il titolo di «vagina più forte al mondo», facendole sollevare dei pesi). È dotata di un meccanismo di autopulizia interno, che le consente di allontanare batteri pericolosi e di rimuovere le cellule morte, prodotte durante il ciclo mestruale. Produce squalene, come il fegato dello squalo: una sostanza oleosa spesso utilizzata anche in cosmesi per la preparazione delle creme. Si autodepila: i peli pubici cadono e si rigenerano ogni tre settimane, contro i sette anni impiegati dai capelli. Incerto l’effetto dei tacchi alti: secondo alcuni aiutano a rinforzare i muscoli della vagina, per altri possono spostare l’utero.
Francesca Favotto, Vanityfair.it 4/7

 

GABBIANI L’etologo olandese Nikolaas Tinbergen anni addietro provò a mettere gabbianelle di plastica in una nidiata di gabbiani. Le mamme gabbiane dedicavano più attenzioni e più cibo agli uccellini di plastica, più grandi e più colorati, rispetto a quelli veri. Lo studioso concluse che gli esseri viventi sono attratti più dalle versioni esagerate che dalla realtà. Ciò, applicato all’essere umano, spiega perché piacciono le donne con le scarpe con il tacco alto: esagerano la postura femminile, «incoraggiano la rotazione pelvica, il movimento verticale dell’anca, falcate più brevi e un numero più alto di passi per minuto», nota lo psicologo americano Paul Morris, dell’Università di Portsmouth, in un un recente studio sugli «stimoli supernormali». Quindi grazie al bacino che ondeggia di più e ai passi che diventano più corti, i tacchi producono una femminilità più evidente.
Anna Momigliano, rivistastudio.com 21/7

 

AMGAS Il nuovo c.t. della Nazionale di calcio, Giampiero Ventura, 68 anni, è sposato da poco più di un mese con Luciana Lacriola, 40 anni. Si sono conosciuti alla Amgas, la municipalizzata del gas di Bari dove lei lavorava in amministrazione. Lui insisteva, lei ha ceduto. Sono venuti allo scoperto nell’estate 2013 a un torneo con calciatori e vip. Ventura dice: «Mi ha cambiato la vita e mi ha ringiovanito di 20 anni». Dopo il sì, all’uscita della chiesa: « Le ho detto che era il momento che più desideravo nella vita e ha pianto».
Francesco Velluzzi, La Gazzetta dello Sport 20/7

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