Il carabiniere che ha sparato alla moglie e Edwige Fenech non si pente d’aver girato film sexy

Tutto il meglio della cronaca nera e rosa della scorsa settimana dai due infermieri suicidi in provincia di Avellino a Lenin in lacrime ai funerali dell’amante

5 Ottobre 2015 alle 11:42

Il carabiniere che ha sparato alla moglie e Edwige Fenech non si pente d’aver girato film sexy

Edwige Fenech

DELITTI

 

Sebastiano Magnanini, 46 anni. Originario del Veneto, piccoli precedenti per stupefacenti e il coinvolgimento in un maldestro furto d’arte una ventina d’anni fa: con due complici aveva portato via da una chiesa di Venezia, Santa Maria della Fava, un quadro del Tiepolo. I tre speravano di guadagnare 20 milioni di lire a testa dal ricettatore, ma lasciarono troppe tracce: fumarono spinelli all’interno dell’edificio, a un certo punto uscirono per andare a bere in un bar vicino alla chiesa, e, al momento di scappare, lasciarono cadere l’opera per terra: dovette essere riarrotolata coi lacci delle scarpe. Così arrivò una denuncia e la confessione. Da poco residente a Londra, dopo aver sostato in Thailandia, Cambogia e Colombia, trovato cadavere, giovedì 24 settembre, nella parte Est del Regent’s Canal. Qualcuno l’aveva gettato in acqua attaccato a un carrello della spesa. È stato un passante a notare il cadavere e ad allertare Scotland Yard: i sommozzatori si sono gettati nelle acque per recuperare il corpo ma ci sono voluti giorni per l’identificazione di Magnanini, che non aveva con sé alcun documento e il cui corpo era già mezzo decomposto.
Prima di giovedì 24 settembre a Londra.

 

Carmela “Mela” Mautone, 47 anni. Bella donna, viso incorniciato da una massa di riccioli neri, «piena di vita», originaria di Napoli, viveva a Castel Gandolfo, paese dei Castelli Romani, e da pochi giorni faceva la supplente alla scuola elementare di via Rossini ad Albano Laziale. Due figli, un ragazzo e una ragazza di 14 e 17 anni, avuti dal marito Luigi De Michele, 48 anni, «statuario, solare», carabiniere, che fino a qualche anno fa lavorava al nucleo investigativo di Frascati dove si occupava di rilievi scientifici e da poco tempo s’era fatto trasferire al comando delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo perché, aveva spiegato a un amico, «voglio stare più vicino alla famiglia, l’ho trascurata». I coniugi, in crisi profondissima da tre anni, tempo fa si erano lasciati ma poi erano tornati a vivere assieme. Speravano di ricucire la storia, invece le cose andavano sempre peggio, lui le faceva scenate continue di gelosia e lei di recente aveva confidato a una collega: «Ho paura che possa fare qualcosa ma porta la divisa, inutile che vado a denunciare». Per distrarsi si era iscritta all’università e aveva deciso di frequentare un corso di ballo. Ma la situazione si era fatta così tesa che nei giorni scorsi, contro la volontà di De Michele, aveva chiesto la separazione. L’altro pomeriggio l’uomo aspettò la moglie fuori dal lavoro e appena la vide le si avvicinò, la chiamò per nome, l’afferrò per una spalla e le sparò due colpi con la pistola d’ordinanza: uno al cuore, uno alla testa. Poi, quando la vide cadavere, in una pozza di sangue, sull’asfalto, ignorando le grida dei bambini appena usciti da scuola, si puntò l’arma alla tempia e fece fuoco due volte: il primo proiettile mancò l’obiettivo, il secondo andò a segno (morto poco dopo in ospedale).
Alle 16.27 di mercoledì 30 settembre davanti alla scuola elementare di via Rossini ad Albano Laziale, Castelli Romani.

 

Pierluigi Tartari, 73 anni. Elettricista in pensione di Aguscello (Ferrara), scomparso da casa sua il 9 settembre scorso. Venerdì 25 settembre la polizia fermò un Patrik Ruszo di anni 19, slovacco, un figlio di un anno e una moglie diciottenne, che fece ritrovare il suo cadavere in un casolare diroccato, mani e piedi legate con fascette elettriche e la bocca tappata dal nastro adesivo. Il Ruszo confessò che con altri due balordi, la notte di mercoledì 8 settembre, si era intrufolato in casa sua per rapinarlo ma siccome il vecchio continuava a ripetere «non ho niente» l’avevano riempito di botte finché non aveva smesso di respirare e poi erano andati a buttare il cadavere nel casolare.
Notte di mercoledì 9 settembre in una villetta ad Aguscello, 535 anime in provincia di Ferrara.

 

SUICIDI


 

Carmine Marino, 49 anni. Di Altavilla Irpina, infermiere al Moscati di Avellino, sposato con Rosalba Tulimiero, infermiera nello stesso ospedale pure lei. L’altro giorno mentre era in servizio si chiuse nei bagni pubblici vicino alla camera mortuaria e si iniettò in vena una dose letale di cloruro di potassio che in pochi secondi gli provocò un arresto cardiaco. Nessun biglietto.
Mattina di giovedì 1 ottobre nell’ospedale Moscati di Avellino.

 

Antonella Mazzei, 45 anni. Di Montella (Avellino), infermiera all’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, «donna semplice, fin troppo sensibile», sposata, una figlia di 16 anni. Depressa e in cura con gli psicofarmaci da quando dieci anni fa gli era morto un fratello in un incidente stradale, di recente aveva perso pure il padre. L’altro pomeriggio, durante il suo giorno libero, profittando del fatto che era sola in casa legò una corda a una trave, l’altra se la girò attorno al collo, e si lasciò penzolare. A trovarla così fu il marito, tornando a casa per il pranzo. Un biglietto per i familiari: «Vi chiedo perdono».
Mattina di giovedì 1 ottobre in una casa in via Simeone a Montella, Avellino.

 

 

AMORI


 

Inessa Nel libro Di questo amore non si deve sapere, Ritanna Armeni racconta che una mattina del 1920 le donne sovietiche, curiosando sull’imponente corteo funebre che dalla stazione ferroviaria alla Casa dei sindacati accompagnava il feretro della dirigente bolscevica Inessa Armand, trasportato «su un’auto nera piena di fiori», rimasero sbalordite quando s’accorsero che era Lenin l’uomo che barcollava e non riusciva a trattenere le lacrime, «lo sguardo affondato nel cappotto», stravolto dal dolore, straziato per la morte della donna che amava ma che non era sua moglie Nadia Krupskaja. Lenin era stato stregato dalla Armand, bella, affascinante, irrequieta, incontrata a Parigi in un caffè fumoso dove si riunivano i russi dell’immigrazione. Francese, ancora bambina era stata strappata ai genitori, trasferita in Russia dove si sposò ed ebbe quattro figli da un uomo che poi tradì con suo fratello. Ma il marito messo da parte continuò ad amarla per sempre, e a prendersene cura quando il fratello morì e quando Inessa iniziò il suo percorso di rivoluzionaria a tempo pieno, con lunghi soggiorni in carcere e in Siberia. Poi nell’esilio incontrò Lenin. Tra i due nacque una storia d’amore così travolgente che lui con lei si sdoppiava: l’uomo che confidava di non poter ascoltare la musica «perché tocca i nervi, fa venir voglia di dire cose insignificanti, graziose e di accarezzare la testa di chi ha saputo creare cose così belle pur vivendo in un orribile inferno» era la stessa persona che chiedeva a Inessa, che abitava nella casa accanto a quella dove il suo amante viveva con la Krupskaja, di suonare al pianoforte la Patetica di Beethoven. Alla morte di Lenin la storia tra i due – che aveva sfidato il moralismo, le convenienze, l’inflessibilità dei rivoluzionari, e il dolore silenzioso della Krupskaja – fu nascosta per non dare scandalo, per non compromettere l’immagine integra del Capo cui non si potevano addebitare simili debolezze del cuore.
Pierluigi Battista, Corriere della Sera 3/10

 

Sessantenni Uno studio pubblicato su Annals of Family Medicine attesta che il 59 per cento delle sessantenni sposate sono sessualmente attive, o perlomeno si dichiarano tali, percentuale che scende al 13 per cento fra le single. Secondo un sondaggio internazionale, il Pfizer Global Study of sexual attitudes and behaviours, condotto in 26 Paesi su oltre ventiseimila persone, il sesso praticato in terza età vede italiani e italiane ai vertici della classifica di chi vi dedica più tempo: da 1 a 6 volte alla settimana, il doppio o quasi della media degli altri paesi.
Laura Laurenzi, la Repubblica 3/10

 

Clery Corinne Clery, 65 anni, a Pasqua è tornata col fidanzato Angelo Costabile, 36 (si erano lasciati nell’ottobre 2013 dopo i continui litigi a Pechino Express). Però vive coi suoi due bassotti, anziché con lui: «I miei bassotti sono i miei bambini pelosi, non si toccano, sono indispensabili al mio benessere. Con Angelo non posso stare a tempo pieno, anche se poi in realtà siamo sempre insieme ed è ospite da me. Sta cercando una casa sua. Non voglio convivere: conosco il mio carattere impulsivo, impaziente. Quando ho perso il mio amatissimo marito Giuseppe sono stata dieci mesi sola, in un profondo buco nero. Ho scoperto che da soli si può stare bene. Quando ho conosciuto Angelo non ero certa di questa relazione. Sono coi piedi per terra». La differenza d’età, però, «non è un problema»: «Lui è maturo. Io meno. Quando ci siamo lasciati per alcuni mesi ho trovato i miei spazi belli, gli amici, andavo a letto presto. Stavo diventando una zitella, poi lui è tornato».
Alessandra Menzani, Libero 27/9

 

UBALDA Edwige Fenech, 66 anni, non si è mai pentita dei film sexy girati in passato: «Se li rinnegassi rinnegherei me stessa. Naturalmente non rifarei tutto quello che ho fatto, oggi è facile dirlo, all’epoca avevo bisogno di lavorare, avevo un figlio. Tanti film sono anche felice di averli girati, ma ho molto litigato per i titoli: Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda mi mandava al manicomio. Mi vergognavo, non sono andata neanche alla prima. Poi anni dopo Veltroni nella sua recensione ne parlò bene. Una sera mi sono seduta da sola davanti alla tv e ho visto l’Ubalda; c’erano scene di nudo, ma niente di volgare. Non ho mai venduto il mio corpo né la mia anima».
Silvia Fumarola, la Repubblica 28/9

 

PAPARAZZI Myriam Catania, moglie di Luca Argentero, a proposito degli scatti di lei con altri che spesso appaiono sui giornali: «Il gossip manipola, altera la verità: io sono la cattiva, Luca il buono. Non esiste. L’ultimo mio “nuovo uomo misterioso” era mio cugino». Sullo zerbino di casa hanno scritto «No paparazzi»: «Mica posso smettere di abbracciare mio cugino per loro! Continuerò a fare quello che sono, prendendomi questa nomea di traditrice seriale».
Lavinia Farnese, Vanity Fair 30/9

 

GANGE Luca Argentero su Myriam Catania: «Mia moglie è seduttiva, molto fisica. Flirta, bacia, salta addosso ai suoi amici. Non puoi far stare il Gange in un bicchiere».
ibidem

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