Filosofia

Con Heidegger, oltre Heidegger. Le braci sempre vive del suo pensiero

Costantino Esposito

Dall'Università di Bari è nato il "Centro Studi di Critica Heideggeriana". Obiettivo: mettere alla prova le questioni ancora accese del filosofo tedesco anche dopo le ultime pubblicazioni. Da oggi fino al 16 febraio, tre giornate di studio all'Università La Sapienza di Roma

Che il gran tedesco Heidegger sia diventato di casa in Italia, o addirittura “italiano”, lo può vedere tracciando il panorama e la storia delle vicende filosofiche di casa nostra a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Sebbene oggi il filosofo tedesco, da noi come in altre parti del mondo sia spesso trattato non più come un invitato d’onore ma come un ospite che inquieta e imbarazza. Certo a motivo del clamore suscitato dalla pubblicazione (dal 2014) degli inediti “Quaderni neri”, che ha fatto riaprire il dossier sui rapporti teorico-politici con il nazionalsocialismo e con la questione “ebraica”. Ma al di là delle reazioni, più ideologiche che filosofiche, da parte di qualche critico, oggi la presenza di Heidegger sembra sia diventata un canone stereotipato o uno stile un po’ démodé, perdendo quella potenza interrogativa che aveva contrassegnato la sua entrata e la sua fortuna nel dibattito filosofico

La sua presenza resta senza dubbio di enorme rilievo, ma è arrivato il momento di verificare criticamente ciò che Heidegger permette ancora (o impedirebbe) di pensare del nostro mondo; di capire dove ci ha portato o ci potrebbe portare e dove invece non potrà portarci. Insomma, per mimare una celebre locuzione usata da Benedetto Croce in riferimento a Hegel, varrebbe la pena chiedersi “ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Heidegger”.  

Per affrontare questo compito, tuttavia, non ci si può rinchiudere semplicemente nel suo pensiero, né accettare la sterile dialettica tra gli heideggeriani e gli anti heideggeriani. Per questo motivo è nato, a partire dall’Università di Bari, allargandosi poi a studiosi di oltre 15 università italiane, il “Centro Studi di Critica Heideggeriana”, il cui obiettivo è proprio quello di mettere alla prova le questioni ancora accese del filosofo tedesco, quelle operative nella sua posterità e nelle sue disseminazioni, attraverso i più diversi ambiti, stili di pensiero, prospettive filosofiche del nostro tempo. L’idea è che la fecondità e la vivacità di un autore vadano verificate riaprendo di continuo le sue domande, anche al di là delle risposte che quell’autore ci ha dato o sono state tramandate. Più in alto degli esiti realizzati di una filosofia c’è la possibilità sempre incombente, sempre imminente a noi della sua interrogazione.

Dopo un primo appuntamento l’anno passato, dedicato al tema dell’evento (Ereignis) nel pensiero heideggeriano e post heideggeriano, quest’anno il Centro organizza presso la Sapienza di Roma, da oggi al 16 febbraio 2024, tre giornate di studio sul tema “Heidegger in Italia”. Facendo idealmente seguito a un celebre volume dell’“Archivio di Filosofia” apparso nel 1989, a cura di Marco M. Olivetti su “La recezione italiana di Heidegger”, si vuole da un lato proporre una ricognizione delle tracce heideggeriane nella letteratura filosofica italiana degli ultimi 35 anni, dall’altro individuare le questioni decisive e soprattutto quelle ancora aperte e cariche di futuro che, attraverso il pensiero heideggeriano ma anche oltre esso, restano da pensare oggi sull’esistenza umana e sulla storia dell’occidente, sulla tecnica e sulla verità, sul linguaggio e sulla tradizione ebraico-cristiana, e su molte altre questioni.

A Roma si daranno appuntamento più di venticinque studiosi italiani, impegnati sia in relazioni singole sia, e soprattutto, in ben sei tavole rotonde su un ampio spettro di temi e di problemi: da “Metafisica, tecnica e politica” a “Heidegger e la storia della filosofia”; da “Tradurre Heidegger” a “Filosofia e poesia”; da “Fenomenologia ed ermeneutica” a “Religione e teologia”. Accanto ai nomi di studiosi già affermati (tra gli altri, Massimo Cacciari ed Eugenio Mazzarella, Adriano Fabris e Donatella Di Cesare, Giusi Strummiello e Adriano Ardovino, Gaetano Chiurazzi e Caterina Resta, Leonardo Samonà, Carmine Di Martino e Stefano Bancalari), parteciperanno anche dieci giovani ricercatori che costituiranno un banco di prova per ciò che ancora urge nella ricerca filosofica dietro l’impulso heideggeriano.

A chi scrive, e che sarà coordinatore di un panel sul rapporto tra Heidegger e la storia della filosofia, sembra che tra i diversi punti vivi in questo quadro spicchi quello che ha visto – e presumibilmente continuerà a vedere – soprattutto nelle ricerche italiane la fecondità del principio ermeneutico proprio del pensatore tedesco. Un approccio che pone ostinatamente la domanda sul senso e sulla verità di ‘essere’ secondo le sue diverse forme epocali nel pensiero filosofico, nell’esistenza umana e nella storia del mondo. Per una cultura filosofica come la nostra, orientata al concreto tessuto storico dei problemi teorici, l’apporto di Heidegger può ancora dare i suoi frutti. A patto di non ridurre la storia della filosofia ai filosofemi heideggeriani intesi come segno del “destino” occidentale del pensiero, ma esattamente al contrario, intendere la storia della filosofia come una delle più formidabili possibilità per aprire le questioni filosofiche più urgenti per l’esistere. Quelle che chiedono che cosa ci sia di irriducibile al mondo e come sia possibile scoprirne il senso.

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