Con tutti i casini che ha, Putin aveva proprio bisogno di Fred Durst?
Fred Durst prende schiaffi a destra e manca. Ma sembra essere arrivato il momento del riscatto, in Crimea
16 AGO 20

Negli anni Novanta c’erano quelli che ascoltavano i Limp Bizkit e quelli che ascoltavano i Rage Against The Machine (i primi, di solito, avevano i capelli impomatati, ed erano un po’ scemi. I secondi si lavavano poco e facevano le occupazioni a scuola). Però le due band non sono mai state rivali come i Blur e gli Oasis, tantomeno come i Beatles o i Rolling Stones – e parlo delle rivalità musicali che si trasmettono tra i fan, un po’ quello che succede oggi tra i “directioners” e i “biebers”. E questo perché il cantante dei Limp Bizkit, Fred Durst, è un caso curioso nel mondo delle rockstar. Americano fino alla caricatura di se stesso (su Twitter si definisce skateboarder, ballerino di breakdance, un tatuatissimo ragazzo del sud che si infila in pantaloni col cavallo molto basso e indossa solo, esclusivamente felpe col cappuccio e cappellini con la visiera piatta). Fred si è sempre dichiarato un grande fan dei Rage Against The Machine. Non ricambiato, ovviamente. Il bassista dei Rage, Tim Commerford, lo bullizza dal Duemila, cioè da quando agli Mtv Music Awards i Limp Bizkit vinsero il premio come miglior video e Commerford fece “invasione di campo”, sul palco. A fine settembre Commerford ha pure detto che era dispiaciuto per aver “ispirato una merda del genere”, riferendosi alla cover del brano dei RATM “Killing in my Name”, quella che i Limp Bizkit suonano a ogni concerto piuttosto orgogliosi.
Insomma, Fred Durst prende schiaffi a destra e manca. Ma davvero. Forse più dei Nickelback. La sua è stata votata la band più odiata d’America, per varie ragioni antropologiche e stilistiche. Ma a ben guardare le notizie degli ultimi giorni, sembra essere arrivato il momento del riscatto di Fred. Qualche tempo fa il cantante, che è nato a Jacksonville, in Florida, nel 1970, ha espresso il desiderio di cambiare cittadinanza. Vorrebbe il passaporto russo. E una casa in Crimea.
Il nostro Al Bano, almeno, tiene dei concerti che fanno tutto esaurito in Russia, e il 30 per cento di share qui da noi. Con tutti i casini che ha Vladimir Putin in questo momento, davvero si meritava pure Fred Durst?
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È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.




