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“L’occidente è figlio dei tabù della chiesa sulla famiglia”. Lo dicono da Harvard

La proibizione dell’incesto ha aperto la strada alla civiltà

Giulio Meotti

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1 Dicembre 2019 alle 06:12

“L’occidente è figlio dei tabù della chiesa sulla famiglia”. Lo dicono da Harvard

"Lot e le sue figlie" di Hendrik Goltzius

Roma. Scrive David Noonan su Scientific American che non piacerà agli “anticonformisti-liberi-pensatori che sfidano felicemente le convenzioni sociali a New York, Parigi o Sydney scoprire che all’origine dell’individualismo contemporaneo troviamo la potente influenza che la chiesa cattolica ha esercitato in Europa più di mille anni fa”.

 

Eppure, la ricerca di Joseph Henrich, a capo del dipartimento di Biologia evolutiva umana di Harvard, va proprio in questa direzione. La domanda che si sono fatti è questa: quando è emerso l’occidente “weird” (western, educated, industrialized, rich and democratic), ovvero gli occidentali istruiti, industrializzati, ricchi e democratici? “Ci sono buone ragioni per credere che la struttura della parentela in Europa non fosse molto diversa dal resto del mondo”, ha dichiarato Jonathan Schulz, professore di Economia alla George Mason University e autore del documento uscito su Science (firmato assieme a Duman Bahrami-Rad di Harvard). Dal medioevo al XVI secolo, la chiesa cattolica iniziò a vietare i matrimoni fra cugini, parenti stretti, suoceri e fra padrini, mettendo al bando poligamia e concubinaggio. La chiesa era ossessionata dall’incesto e questa sua riforma della famiglia coincide con un significativo allentamento delle istituzioni basate sul clan e sulle parentele. “Nel frattempo in Iran, lo zoroastrismo non stava solo promuovendo il matrimonio fra cugini, ma anche il matrimonio tra fratelli”, ha detto Henrich. Bahrami-Rad, uno dei ricercatori, dice di essere cresciuto in Iran, dove il trenta per cento dei matrimoni oggi è fra cugini di primo o secondo grado. L’islam non si sarebbe mai avvicinato alle rigide politiche familiari della chiesa.

 

La famiglia precedente promuoveva conformismo, nepotismo e obbedienza all’autorità, tratti che aiutano a tutelare i beni dagli stranieri. Quando le vecchie barriere familiari si sgretolarono, emersero tratti individualistici come l’indipendenza, la creatività e la cooperazione con gli estranei. “Gli italiani delle province con tassi più alti di matrimonio fra cugini prendono più prestiti da famigliari e amici anziché dalle banche, usano meno assegni e conservano più denaro in contanti anziché in banche, azioni o altre attività finanziarie”.

 

“Questa è l’unica teoria di cui sono a conoscenza che tenta di spiegare ampi modelli di psicologia umana su scala globale”, ha scritto Coren Apicella, professore di Psicologia dell’Università della Pennsylvania, che definisce lo studio “fenomenale”.

 

Tredici su diciassette consigli ecclesiastici si occuparono di incesto e questi editti avrebbero costretto gli uomini non sposati ad avventurarsi fuori dalle comunità e a incontrare donne di diversi gruppi sociali. Espandendo le comunità oltre i clan si sarebbe contribuito a creare l’ampia solidarietà da cui poteva nascere lo sviluppo moderno. Mentre studiavano i paesi colonizzati dalle nazioni cristiane negli anni successivi al 1500, gli studiosi di Harvard e della Mason videro che più un paese era stato esposto al cattolicesimo più aveva sviluppato una tendenza all’individualismo. Gran parte della Spagna era stata sotto il dominio musulmano prima del 1492, quindi la Spagna è rimasta più indietro rispetto all’Inghilterra, così come il Messico, colonizzato dalla Spagna, è rimasto arretrato rispetto al New England, colonizzato dalla Gran Bretagna.

 

Sapevamo già che l’uguaglianza morale (e delle anime agli occhi di Dio), che il concetto di “persona” e che la libertà di coscienza in un Leviatano sono stati alcuni dei grandi lasciti occidentali del cristianesimo. Ora sappiamo che lo è anche il legame fra l’espansione del capitalismo e il modello familiare liberale di quei “bigotti” della chiesa.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    02 Dicembre 2019 - 07:10

    Mi sembra un po' tirata per i capelli questa teoria e anche vagamente razzista. Molte popolazioni man mano si accorsero che i matrimoni o il sesso fra consanguinei portava spesso alla diffusione di patologie e anche se non li proibivano cercavano di evitarli. I cinesi già intorno al 2000 prima di cristo sconsigliavano i rapporti fra consanguinei e quando iniziarono a partire dal 10000 avanti cristo le invasioni degli indoeuropei verso l'Europa da un lato e verso l'oriente dall'altro per ovvie ragioni ci fu una gran massa di matrimoni misti fra individui indoeuropei sopratutto maschi e femmine delle tribù autoctone. Risulta poi abbastanza chiaro come spesso nelle varie civiltà gli accorgimenti di tipo sanitario sono frutto di vere e proprie scoperte veicolate poi attraverso imposizioni religiose. Ad esempio la proibizione fra i mussulmani di mangiare carne di maiale non è altro in realtà che la consapevolezza che quella carne era troppo calorica e poteva contenere il verme Tenia.

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