Elogio della vecchiaia

Un’icona arcitaliana che non ha mai smesso di essere fischiata per strada. La vita secondo Gina Lollobrigida
12 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 10:37
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Gina Lollobrigida, all'anagrafe Luigia Lollobrigida, è nata a Subiaco il 4 luglio del 1927 (foto LaPresse)

La vecchiaia? “E’ la rivelazione suprema del carattere e in questo senso è la manifestazione piena dell’esistenza”, scriveva James Hillman (1926-2011), celebre psicoanalista, saggista e filosofo statunitense, ne La forza del carattere (Adelphi), il suo bestseller più conosciuto, un libro a dir poco straordinario che ha per argomento la vocazione, il destino, il carattere, l’immagine innata e le cose che sostanziano la cosiddetta “teoria della ghianda”, quell’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere tale. Una volta anziani – sosteneva l’autore – diventa straordinariamente più facile comprendere la nostra vita. Basta rimpianti, quindi, niente strade sbagliate, niente veri errori, perché “l’occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere”.

Chioma perfetta, gioielli di ogni tipo, un anello sulla mano sinistra su cui spunta uno smeraldo grande come due noccioline

Tutti la cercano e la invitano ovunque, ma tanto alla fine – precisa lei – “sono sempre io a scegliere se e dove andare”

Nega tutto sulla rivalità con la Loren. E dice: “Non ho mai avuto bisogno di un protettore nella mia vita privata, né in quella pubblica”

“Amo gli eccessi, ma nella mia vita sono stata semplice e sempre risoluta”. Quando si trasferì con la famiglia dal paesino laziale nella Capitale con papà falegname e madre casalinga, i soldi scarseggiavano e così lei, per aiutarli, cominciò a vendere caricature disegnate a mano con il carboncino. Questo almeno fino al 1947, quando partecipò, ma solo perché convinta da un amico, a Miss Roma, arrivando seconda, per continuare poi a Miss Italia dove arrivò terza. A recitare aveva iniziato già due anni prima in una commedia di Scarpetta, ma i successi veri arrivarono nel 1949, da “Campane a martello” a “Fanfan la Tulipe” (1952). Da quel momento diventò “la Lollo”, un mito assoluto, ancora oggi uno dei volti femminili del mondo dello spettacolo più celebri di sempre.

E su Roma: “Detesto la violenza però, da intendere in molti sensi, per la sporcizia e per le buche. La mia soluzione? Esco di meno”

“Nella vita”, continua, “non si nasce professori e da tutti si può imparare. Ho frequentato capi di Stato come gente comune, della strada, il popolo, ed è anche per questo che sono amata. Ho conosciuto la guerra, ne so qualche cosa”. “Sono sempre stata me stessa, e con me stessa sono sempre stata severa. Non ho mai guardato ai soldi, ma soltanto alle storie”. Quando Neil Armstrong mise per primo un piede sulla luna, cinquant’anni fa, lei era in Messico. “Come molti, guardai il tutto con grande stupore. Quando tornarono, fu Armstrong a chiedere all’allora ambasciatore americano a Roma di poter fare una festa a casa mia e io accettai immediatamente. Non dissi nulla ai miei ospiti, così avere quei magnifici tre (oltre ad Armstrong, gli altri due erano Michael Collins e Buzz Aldrin) fu una grande emozione. Erano felicissimi e si comportavano come dei ragazzini quando sono in libera uscita o in vacanza”. Armstrong, e non solo lui, era un po’ innamorato di lei, ma tra i due non successe mai nulla, almeno così ci racconta.
L’Italia, la sua Italia, “non è un paese per giovani”, ricorda. “E’ cambiata molto, purtroppo”, e quei suoi cambiamenti, “non sono allegri, ma questa è la vita”. “Il mondo va avanti, si hanno esperienze dure, ma così si impara a vivere”. Vive a Roma, nella sua bella villa sull’Appia Antica che i ladri hanno cercato di svaligiare ben undici volte, ma la Capitale le piace. “Detesto la violenza però, da intendere in molti sensi, per la sporcizia che c’è e per le buche. Anche questo è violenza. La mia soluzione? Esco di meno, ma so che questa non è la soluzione”. L’ambiente, tema centrale del Premio Cinematografico delle Nazioni di quest’anno, “va rispettato, ma questo qualche capo di stato ogni tanto se lo dimentica”. “Spero che si facciano meno sbagli in tal senso, perché in questo momento non possiamo proprio permettercelo”.
Le molestie sessuali e il #MeToo? “Anche io le ho subite, ma non ho mai denunciato. Prima non si aveva il coraggio di parlare. Avrei dovuto denunciare due persone, uno straniero e uno italiano, ma non lo feci. La prima volta ero innocente, non conoscevo l’amore, non conoscevo niente, quindi era ancora più grave e la persona era molto conosciuta. Avevo 19 anni e andavo ancora a scuola. Della seconda è meglio non parlarne. Ero già sposata e cominciavo a fare cinema. Non li ho denunciati per non rivelare una cosa mia”. Per cosa le piacerebbe essere ricordata?, le chiediamo prima di salutarci. C’è una macchina che la aspetta, un trucco da sistemare, foto, autografi, ancora foto e parrucchiere al seguito, robe da diva insomma. “Mi piacerebbe lasciare la mia testimonianza per quanto ho fatto per il cinema, ma anche per la scultura e la fotografia. Sono tosta, non è che mi si distrugge così”. Invecchiare non è un mero processo fisiologico, ma una vera forma d’arte.
Solo coltivandola potremo fare della nostra vecchiaia “una struttura estetica possente e memorabile” e incarnare il ruolo archetipico dell’avo, custode della memoria e tramite della forza del passato.