Ci serve un Malagò anche al cinema?

Sergio Castellitto attacca “la congregazione dei David di Donatello”. Che il settore sia ai titoli di coda per mancanza di talento coltivato, esattamente come per l’eccezione pedatoria del calcio, alla congregazione dei David non viene mente

22 APR 26
Immagine di Ci serve un Malagò anche al cinema?

Foto LaPresse

La magia della settima arte incanta sempre. Ad esempio mai avrei pensato che Sergio Castellitto, di cui non s’è mai capito se sia un uomo di sistema del cinema italiano oppure di antisistema, ma vivaddio non è esattamente Javier Bardem, potesse tirare fuori una headline assassina così: “Bisognerebbe demolire la congregazione dei David di Donatello e poi riparlarne”. Gli è che la situazione è tragica, il fatto che a Cannes non abbiano fatto entrare nemmeno dal retro un film italiano è stato vissuto dalla “congregazione” peggio della terza eliminazione della Nazionale dai Mondiali. Infatti adesso c’è il nuovo girotondo tardo morettiano dei #siamoaititolidicoda (poteva mancare Gassman?) che vuole boicottarli, i David: “Un atto di sopravvivenza necessario per denunciare il tradimento dell’eccezione culturale”. In realtà Castellitto, ostentando più indifferenza di fronte alla tragedia di Javier Bardem quando fa il killer dei fratelli Cohen, ha poi aggiunto: “Non ne so nulla e sono abbastanza disinteressato”. Deve essere anche questa l’eccezione culturale, bellezza. Che il cinema sia ai titoli di coda per mancanza di talento coltivato, esattamente come per l’eccezione pedatoria del calcio, alla congregazione dei David non viene mente. Basterebbe chiamassero Malagò, per far risorgere Cinecittà più bella che pria.