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di Maurizio Crippa

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Contro Mastro Ciliegia

Ci serve un Malagò anche al cinema?

Sergio Castellitto attacca “la congregazione dei David di Donatello”. Che il settore sia ai titoli di coda per mancanza di talento coltivato, esattamente come per l’eccezione pedatoria del calcio, alla congregazione dei David non viene mente

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22 APR 26
Immagine di Ci serve un Malagò anche al cinema?

Foto LaPresse

La magia della settima arte incanta sempre. Ad esempio mai avrei pensato che Sergio Castellitto, di cui non s’è mai capito se sia un uomo di sistema del cinema italiano oppure di antisistema, ma vivaddio non è esattamente Javier Bardem, potesse tirare fuori una headline assassina così: “Bisognerebbe demolire la congregazione dei David di Donatello e poi riparlarne”. Gli è che la situazione è tragica, il fatto che a Cannes non abbiano fatto entrare nemmeno dal retro un film italiano è stato vissuto dalla “congregazione” peggio della terza eliminazione della Nazionale dai Mondiali. Infatti adesso c’è il nuovo girotondo tardo morettiano dei #siamoaititolidicoda (poteva mancare Gassman?) che vuole boicottarli, i David: “Un atto di sopravvivenza necessario per denunciare il tradimento dell’eccezione culturale”. In realtà Castellitto, ostentando più indifferenza di fronte alla tragedia di Javier Bardem quando fa il killer dei fratelli Cohen, ha poi aggiunto: “Non ne so nulla e sono abbastanza disinteressato”. Deve essere anche questa l’eccezione culturale, bellezza. Che il cinema sia ai titoli di coda per mancanza di talento coltivato, esattamente come per l’eccezione pedatoria del calcio, alla congregazione dei David non viene mente. Basterebbe chiamassero Malagò, per far risorgere Cinecittà più bella che pria. 

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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