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Vera, favola mia

Lettere d’amore dello scrittore geniale alla moglie. Lui era Vladimir Nabokov, lei la sua maschera e musa, traduttrice e dattilografa

27 Novembre 2017 alle 10:59

Vera, favola mia

Vladimir e Vera Nabokov. Foto via Wikimedia Commons

Era una sera di primavera, per l’esattezza l’8 maggio 1923, quella del primo incontro a Berlino tra due ventenni russi, destinati a formare un sodalizio favoloso, diventando una delle coppie più salde nella letteratura del Novecento e il nucleo propulsore dell’opera di un genio. Lei era Vera Slonim, poliglotta, patita di poesia, traduttrice in proprio dal bulgaro e dall’inglese. Secondogenita di un avvocato ebreo di San Pietroburgo, era fuggita con la famiglia a Mosca, a Kiev, a Sofia e infine...

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Marina Valensise

E' stata una delle prime firme del Foglio, dove si occupa di libri e di idee. Ha scritto un libro su Sarkozy (Mondadori, 2007), curato l'edizione italiana di vari saggi di François Furet, pubblicato un libro di viaggi nel Sud d’Italia, "Il sole sorge a Sud. Viaggio contromano da Palermo a Napoli via Salento" (Marsilio, 2012), una biografia dell’Hôtel de Galliffet, in edizione bilingue e illustrata (Skira 2015) e un saggio sulla sua esperienza alla direzione a Parigi dell'Istituto italiano di cultura dal 2012 al 2016, "La cultura è come la marmellata. Promuovere il patrimonio con le imprese" (Marsilio 2016).

Nel 2017 ha fondato un'agenzia di consulenza (vale, valorizziamo aziende artisti lavoro, esperienze)  per produrre progetti tagliati su misura per le imprese desiderose di investire nell'arte e nella cultura.

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