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Contro mastro ciliegia

Simon e Christian, destini e crociati

Maurizio Crippa

Cento e settantatrè giorni fa Kjaer salvò la vita a Eriksen in una partita della Nazionale della Danimarca. Ieri Eriksen è tornato ad allenarsi, Kjaer invece si è fermato per un lungo incidente al ginocchio. E forse avrà pensato ai prati verdi di Danimarca, dove il suo amico è tornato a correre

Non sapremmo dire se è stata la mano di Dio, di certo il destino certe volte ci va con la mano pesante. Qualcuno resta ferito da tanta irruenza inattesa, noi della razza che sta seduta in tribuna possiamo solo guardare, commossi o attoniti. Cento e settantatré giorni fa Simon Kjaer, talentuoso e coraggioso difensore del Milan, indossava la fascia di capitano della Danimarca al Parken Stadium di Copenaghen, e salvò la vita, letteralmente afferrandogliela per la lingua, al suo compagno di squadra Christian Eriksen. Schierò con prontezza di ufficiale medico i suoi giocatori a far scudo alle telecamere, abbracciò la compagna di Christian, corsa in campo. Un uomo, un campione che per molti avrebbe meritato, solo per quel gesto, il Pallone d’oro. Ieri, cento e settantatré giorni dopo, i medici gli hanno detto che il suo legamento crociato lo ha tradito, sul campo. Dovrà operarsi per un lungo stop. Ieri, cento e settantatré giorni dopo, Eriksen è tornato per la prima volta su un campo di allenamento, quello dell’Odense Boldklub, la piccola squadra danese in cui è cresciuto, vicino a casa. Se potrà tornare a giocare ancora non si sa; se è vivo,  è grazie al suo amico Simon. Che cento e settantatré giorni dopo forse ha pensato a Christian, e ai prati verdi di Danimarca.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"