contro mastro ciliegia

I tavolini, poveracciata italiana

Maurizio Crippa

Ve li ricordate quelli che urlavano stonati dai balconi? "Andrà tutto bene" fu la più sguaiata delle scemenze. Ora tutti a mangiare fuori, persino se piove, come se fosse un gesto di speranza, una dimostrazione di resilienza. Invece è strapaese. State composti, che è ancora lunga

    Non ve li ricordate già più i balconi, eh? No, certo, perché fanno vergognare. Non avevamo fatto in tempo, un anno e passa fa, a commuoverci una sola sera con quelli che cantavano dai balconi che il giorno dopo era già diventata una moda stracciarola e sguaiata, una rincorsa a chi amplificava di più, a chi stonava meglio. “Andrà tutto bene” fu la condanna amorale, antiestetica, delle nostre finestre.

     

     

    Adesso tocca ai tavolini e ai “dehors”, la nuova parola forestiera che anche le casalinghe di Voghera hanno imparato. Primo giorno di nouveau régime e tutta l’Italia è fuori, come le chiappe chiare, a magnare al tavolino. Come se davvero non ne potesse più. Come il 25 aprile del gargarozzo.

     

     

    Non è libertà, è incontinenza, e peggio se ammantata di post presunto-intelligenti sui social. Un popolo di draghi. E le foto, le foto a riempire i giornali. I tavolini appiccicati a Campo de’ Fiori, l’arte d’arrangiarsi a Napoli (per quella, una foto non manca mai) e le tovaglie con la molletta sotto i portici di Bologna. I torinesi, che non si divertono nemmeno quando si divertono, per onor di tigna sono andati a mangiare fuori anche se pioveva.

    E tutti a darsi idealmente di gomito: hai visto che paese di resilienti che siamo? Una poveracciata, siamo. Una caricatura neorealista. State composti, che è ancora lunga.

    • Maurizio Crippa
    • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

      E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"