Reincarnarsi in un profugo tibetano, provare per credere

Maurizio Crippa
Se i leader religiosi non esistessero, bisognerebbe inventarli. Sono gli unici, per esempio, che sull’immigrazione sparigliano, cercano vie per il Cielo, la buttano in caciara. Il Dalai Lama è un uomo dagli alti intendimenti spirituali, quando non è a spasso con Richard Gere.
Se i leader religiosi non esistessero, bisognerebbe inventarli. Sono gli unici, per esempio, che sull’immigrazione sparigliano, cercano vie per il Cielo, la buttano in caciara. Il Dalai Lama è un uomo dagli alti intendimenti spirituali, quando non è a spasso con Richard Gere. Sa stupire, e siamo abituati a sentirlo parlare in libertà. Ad esempio quando disse che gli sarebbe piaciuto reincarnarsi in una bella figliola. L’altro giorno ha rilasciato una lunga e sorprendente intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung: “Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione”, ha detto. E la compassione, per un buddista, va da sé. Ma ha aggiunto: “D’altra parte, nel frattempo sono diventati troppi. L’Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania”. I tedeschi che in materia detestano la Merkel hanno applaudito, e non solo loro. E Dio sa quanto ci piacerebbe, crocianamente, poterci dire tutti buddisti. Ma c’è un ma. Il Dalai Lama è il leader teocratico di un popolo spodestato della sua sovranità che da 57 anni è profugo per il mondo, e si reincarnano pure, peggio dei cinesi che non muoiono mai, e nemmeno in Nepal vogliono più concedergli l’asilo politico, e sul Mekong ormai stanno diventando “profughi ambientali”. Dal suo pulpito, dire che sono diventati troppi, e prendersela col lassismo dell’Europa, è un gesto creativo. Se vi lamentate di Papa Francesco e mons. Galantino, provate a reincarnarvi tibetani.
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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"