"Il caso Ranucci? Un incubo per sceneggiatori. L'estate 2026 è un grottesco B-movie", dice Pietro Valsecchi

"La bomba d'amore è un thriller straordinario e inquietante", sostiene il produttore. Che per mettere in scena gli eventi delle ultime settimane, dalla crisi di Ceuta ai quadri rubati di Antonello da Messina, ci propone una sceneggiatura: "Un film in tre atti e tre imbrogli: 'La grande calda estate'"

17 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 15:52
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Foto ANSA

C'è una bomba d'amore, ci sono i quadri rubati, c'è pure il duello con gli spagnoli. È la trama di un action movie? Quasi: è il film dell'estate 2026 italiana, che non si vede al cinema ma si legge sui giornali. "Sembra un B-movie all'italiana", dice al Foglio Pietro Valsecchi, uno dei produttori televisivi e cinematografici più importanti in Italia. Che ci propone anche un soggetto per raccontare un paese in cui in appena un mese e mezzo d'estate è successo praticamente di tutto. Piccolo resumè per i distratti: mentre l'Odissea di Nolan e il nuovo Spider-man dominano gli incassi, fuori dalle sale, senza l'aria condizionata, un faccendiere con qualche condanna sul groppone, Valter Lavitola, ammette di essere stato il mandante di un attentato terroristico sotto casa del suo amico, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, con lo scopo di fargli incrementare il livello della scorta e (forse) anche di farlo correre per il centrosinistra. Sul caso ci si mette in mezzo la ristorazione (il frequentatissimo Cefalù Bistrot dello stesso Lavitola) e poi anche la politica, che ne approfitta per chiedere che il suddetto giornalista venga sospeso dalla conduzione del suo programma. Nel frattempo, decine di migliaia di migranti arrivano a nuoto a Ceuta, un'exclave spagnola. L'Italia ripristina i controlli alle frontiere con la Spagna e Madrid per ripicca fa la stessa cosa. Il 15 agosto Ceuta rischia il bis di migranti, fermati poco prima della partenza dalle forze dell'ordine marocchine. In compenso, sempre in quel giorno, dei ladri si intrufolano in un museo di Messina e trafugano tavole di inestimabile valore dipinte da Antonello da Messina, abbandonandone poi alcune per strada.
"Con Ceuta non si ride, il tema si fa serio. Discorso diverso per la bomba a Ranucci", commenta Valsecchi. "Uno sceneggiatore non saprebbe come fare finire questa storia. È così estremamente al di fuori di qualsiasi tipo di pensiero umano che sembra veramente una cosa fantascientifica. Siamo nella spy story all'italiana, decisamente grottesca – prosegue – La storia di Ranucci è molto inquietante. È un thriller straordinario". Lo produrrebbe un film sulla bomba d'amore? "Come dice Francesco Rosi, le storie vanno fatte sedimentare nel tempo, e dopo vanno riprese in mano e poi rilette e riscritte. Qui non siamo neanche a metà strada, perché molti fatti devono ancora uscire". Troppo presto, dunque, per mettere in scena un caso che già al suo interno contiene una messa in scena. "Bisogna capire chi è il grande manovratore. Ma poi alla fine il film deve comunque avere un finale, anche aperto. E ancora non sappiamo da dove iniziare a scrivere".
Un'idea però Valsecchi la butta giù. Con tanto di titolo: "La grande calda estate". Un film in tre atti e tre imbrogli che, secondo il produttore, "potrebbe essere un suggerimento per chi non ha idee". Il primo episodio si chiama "L'imbroglio. L'ondata". Sui social marocchini comincia a circolare una voce secondo cui la frontiera con la Spagna sarà facile da attraversare. Migliaia di ragazzi si muovono verso Ceuta e gli spagnoli vengono colti impreparati. "In poche ore una voce diventa una crisi internazionale. A Madrid nasce il sospetto che dietro la mobilitazione ci sia una pressione del Marocco contro la Spagna. Non ci sono prove definitive, ma il meccanismo è evidente basta far partire una notizia e lasciare che siano gli altri a trasformarla in realtà. Qualche settimana dopo viene annunciata una seconda ondata per Ferragosto. Questa volta la Spagna si prepara. Camionette, reparti antisommossa, ambulanze, giornalisti. Tutti aspettano l’alba convinti che migliaia di persone stiano per arrivare. Il sole sale", spiega Valsecchi. Poi, lontano, compare una piccola vela bianca. "Subito dopo un’altra, poi un’altra ancora. Per un momento tutti pensano che stia cominciando. Iniziano a sparare in alto, le piccole vele avanzano. Sono piccole barche a vela, con dei ragazzini impegnati in una lezione di vela. Davanti a loro, sulla costa, un intero apparato militare aspetta in attesa dell’invasione che non c’è. Il secondo imbroglio è riuscito dove il primo aveva fallito, mettere in movimento uno stato intero senza far muovere nessuno".
Si arriva al secondo episodio: "Ci vorrebbe un amico". Il secondo imbroglio comincia con una bomba contro Sigfrido Ranucci. "Tutti cercano il nemico: mafia, criminalità, poteri colpiti dalle sue inchieste. Poi l’indagine porta a Valter Lavitola. Non un avversario, ma un amico. Ed è qui che la storia cambia natura. Perché Lavitola avrebbe dovuto costruire una minaccia intorno a Ranucci? Forse per proteggerlo, forse per aumentarne la notorietà, forse per trasformarlo in una figura ancora più forte e diventare indispensabile al suo fianco. O forse non lo sapremo mai", dice il produttore. "Il meccanismo è inquietante: creare il pericolo, avvertire del pericolo, suggerire le piste e restare vicino alla vittima mentre si cerca il responsabile. Ma quando emerge il nome di Lavitola, tutto si rovescia. L’attentato che aveva rafforzato Ranucci comincia a incrinarne l’autorevolezza e viene subito utilizzato da chi vuole colpire lui e Report. L’imbroglio è completo: qualcuno voleva costruire un eroe e finisce per costruire un sospetto. Resta una sola domanda: gli spaghetti erano davvero così buoni da Lavitola ? Vai a fidarti dell’amico". 
Terzo episodio, ultimo imbroglio: "Chi li ha visti?". Tutto comincia con un furto. "Un Antonello da Messina scompare e subito nasce una domanda: chi può rubare un’opera che non potrà mai vendere né esporre? Il colpo sembra troppo preciso per essere casuale. Qualcuno conosceva tempi, accessi, punti deboli. Forse c’è un basista, forse un committente. L’indagine entra così nel mercato clandestino dell’arte, dove un capolavoro non si compra per rivenderlo ma per possederlo in segreto, come una reliquia. Più si cerca il quadro, più aumentano le ipotesi criminalità, intermediari, collezionisti, uomini potentissimi disposti a pagare per qualcosa che nessuno dovrà mai vedere. Alla fine – dice Valsecchi – emerge la traccia di un faccendiere che porta fuori dall’Italia e verso il Marocco. Lo seguiamo fino a una villa isolata. Una cassa viene aperta. Dentro c’è l’Antonello. Il quadro è arrivato a destinazione. Ma resta l’inghippo finale: il furto è stato davvero commissionato da quell’uomo, oppure anche lui è soltanto l’ultimo anello di una catena che non conosce il vero tessitore della tela? Intanto in tutta questa storia, un vero capolavoro è scomparso: anche qui per opera di chi?". Il giallo c'è, il thriller pure, gli spaghetti sono in cottura. Manca solo il cast.