Esteri
barriera e filo spinato •
Ferragosto a Ceuta e l’assenza di due ministre chiave
Con la minaccia di altre ondate di migranti, si lavora per superare la crisi. Gli assenti di Madrid

Foto ANSA
Lisbona. Intorno a Ceuta si lavora per evitare una nuova ondata di arrivi in massa, che nel sottobosco delle più svariate reti sociali sarebbe stata fissata a Ferragosto. Le autorità marocchine hanno messo il filo spinato in terra e quelle spagnole hanno costruito una barriera pneumatica sull’acqua. Servirà a motivare l’espulsione “en caliente”, a caldo, per chi dovesse arrivare a nuoto. Proprio l’assenza di quella barriera galleggiante aveva motivato la recente sentenza della Corte suprema spagnola che proibiva i respingimenti immediati per coloro che raggiungevano la città dal mare. “Ci renderemmo ridicoli agli occhi del mondo se permettessimo una nuova invasione”, dice una fonte anonima citata dal quotidiano El Mundo.
Dentro Ceuta, invece, si lavora per superare al meglio la crisi di luglio, con la pessimistica consapevolezza che potrebbe non essere l’ultima, ma almeno la speranza che la prossima non arrivi così presto. L’emergenza non è passata. Secondo il ministero dell’Interno sarebbero rimasti in città 5 mila immigrati, per le autorità locali sarebbero 9 mila. Come si legge sulla stampa locale, non è stato possibile avviare le procedure di identificazione perché mancano non solo le risorse, ma perfino gli spazi fisici necessari per espletare le pratiche. Si pensa di usare il campo da calcio o l’ampia area di smistamento di Loma Colmenar, progettata per gestire il traffico dei veicoli cui tocca una lunga attesa per attraversare il confine con il Marocco (le dogane di Ceuta e Melilla, che il Marocco apre e chiude per motivi opinabili, sono fra le questioni più delicate che dividono i due paesi). E il Marocco aggiunge al danno la beffa: il ministero dell’Interno accusa Madrid di lentezza burocratica nella restituzione dei minori, e il Consiglio nazionale per i Diritti umani (che fa capo al governo di Rabat) accusa le forze dell’ordine spagnole di maltrattamenti nei confronti degli immigrati. Intanto la stampa vicina all’establishment – come il giornale Le 360, che in piena crisi, due settimane fa, pubblicava articoli in cui si rivendicava la sovranità marocchina su Ceuta e Melilla – pubblica ora vignette satiriche in cui si vede la Guardia civil tenere la gente in gabbie definite “sale d’attesa”.
In una città dove la pressione migratoria è normalmente alta, il centro di accoglienza temporanea è al limite della capienza e si pensa di costruire un hotspot nell’area circostante. Altri accampamenti d’emergenza sono sorti nel frattempo, e altri bisognerà costruirne. Dove già ci sono, i residenti protestano. Dove si pensa di costruirli, i residenti protestano. Emblematico il caso dell’accampamento di fortuna del quartiere La Reina, che non ce la fa più. Lo dice ai media locali il rappresentante di quartiere, non uno vecchio di nome José López, bensì il giovane Abdellah Mustafa. Hanno accolto soprattutto giovani donne, molte delle quali con storie di violenza alle spalle. Ora si pensa di trasferirle in una fabbrica dismessa, ma i nuovi vicini non sembrano contentissimi. Sotto pressione anche le strutture sanitarie. L’ordine dei medici e i sindacati di settore hanno già messo in guardia sul rischio d’insorgenza di malattie contagiose legate al sovraffollamento e alle carenze igieniche.
Comisiones Obreras, storico sindacato spagnolo, il più grande, che si autodefinisce “internazionalista, multietnico e multiculturale”, nel suo comunicato sente il bisogno di sottolinearlo: “Questo rischio non deriva dalla nazionalità delle persone, bensì dalle loro condizioni di vita materiali, quali la mancanza di un alloggio adeguato e di servizi igienico-sanitari”. Insomma, nessun pregiudizio ideologico, ma problemi reali. Problemi dinanzi ai quali brilla l’assenza di due ministre chiave. Da Ceuta è passato Pedro Sánchez prima di andarsene in vacanza. È passato Fernando Grande-Marlaska, ministro dell’Interno, accolto a fischi. E’ passata Margarita Robles (Difesa), che ha mostrato e trovato più empatia (il suo colloquio con la vecchina che piange e dice di aver paura è diventato virale). Ma dopo due settimane non si sono ancora viste le ministre Elma Saiz e Mónica García. La prima, oltre a essere la portavoce del governo, guida il ministero per l’Inclusione e le migrazioni e solo nelle ultime ore ha annunciato che sarà a Ceuta lunedì prossimo. L’altra – giunta al governo dall’attivismo di base, prima in Podemos, poi in Sumar – è la ministra della Salute. Ha negato l’emergenza sanitaria, ma dice che presto andrà a Ceuta anche lei. Insomma, se ne parla dopo Ferragosto.
