La disinformazione su Ceuta ha un precedente grave in Libia

La campagna di fake news sui migranti preoccupa in vista del 15 agosto, banco di prova per le contromisure chieste dall'Europa a Meta e TikTok. Era già successo a Tripoli due mesi fa

14 AGO 26
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“Traditore!”, “Vattene!”, è stato il grido più cordiale con cui ieri mattina i residenti di Ceuta hanno accolto il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, arrivato nell’exclave. Il giorno prima era atteso al Senato per rispondere della crisi migratoria, ma aveva preferito disertare l’evento per andare a osservare l’eclissi solare – insieme ad altri tre ministri – da un osservatorio astronomico a Guadalajara, mentre il premier Pedro Sánchez era ancora in vacanza a fare immersioni. Sebbene l’esecutivo di Madrid non si scomponga troppo, dall’altra parte del mare il Marocco reclama la sovranità sulle exclavi spagnole e a Ceuta si alzano reticolati sulla terra ferma e nel mare e la guardia di frontiera si prepara ad affrontare la minaccia di un potenziale nuovo afflusso di migranti previsto a Ferragosto.
Un’eventuale replica di quanto avvenuto il 30 e 31 luglio scorsi, con quasi 80 mila arrivi, porterebbe Ceuta al collasso, secondo le autorità locali. Dal palazzo governativo dell’exclave, Grande-Marlaska ha tranquillizzato tutti, annunciando l’invio di altri 880 poliziotti e ricordando l’importanza della cooperazione con il Marocco. Poi ha lanciato un appello direttamente ai migranti: “Nessuna persona che entrerà a Ceuta e Melilla in modo irregolare rimarrà, nessuno andrà nella penisola, né sarà regolarizzato”. Barricate e reticolati a parte, la vera controffensiva messa in piedi dalla Spagna, col sostegno dell’Ue, è quella che viaggia sui social network, per tentare di fare desistere i migranti dal cadere nella trappola delle fake news che assicurano fantomatiche regolarizzazioni per chi raggiungerà Ceuta a nuoto.
Per arginare le campagne di disinformazione si è mossa direttamente la Commissione Ue, che ha cooptato Meta e TikTok. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha detto lunedì che “TikTok e Meta hanno attivato i protocolli di crisi e hanno predisposto un meccanismo ad hoc di escalation e cooperazione con sistemi per verificare i fatti”. C’è un precedente recente nel Nord Africa, in Libia per l’esattezza, in cui una campagna di disinformazione analoga durata settimane ha messo in crisi il sistema di accoglienza dei migranti in modo simile a quanto avvenuto a Ceuta.
Lo scorso giugno, diversi account sui social network avevano diffuso fake news riguardo al presunto ruolo dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati, l’Unhcr, nella regolarizzazione dei migranti subsahariani. La protesta di migliaia di libici che urlavano slogan contro i funzionari Onu, dell’Ue e anche contro l’Italia, accusata di reinsediare migranti in Libia, aveva assunto forme molto violente ed erano dovuti intervenire anche i militari della missione Onu che difendevano il quartier generale dell’Unhcr a Tripoli. Alcune mail interne all’agenzia, di cui il Foglio era venuto in possesso, avevano rivelato anche in quel caso il coinvolgimento diretto di Meta e TikTok per limitare la diffusione delle fake news su richiesta dell’Onu. L’episodio rientrò, ma causando nel frattempo non pochi timori per lo staff onusiano, al punto che la missione era pronta a essere interrotta per timore che le proteste degenerassero ulteriormente. In quel caso, la portata dell’evento è stata più attenuata rispetto al fenomeno di massa che invece ha coinvolto Ceuta, mentre l’individuazione del mandante e delle sue finalità, al netto dei sospetti che portavano al governo di Tripoli, restò un mistero anche in quel caso. Il prossimo 15 agosto sarà un banco di prova decisivo per testare gli strumenti messi in campo dall’Europa nella guerra alla disinformazione che fa dei migranti un’arma di ricatto.