Come si crea il caos a Ceuta: i canali russi e la macchina delle fake news

L'analisi di 411, piattaforma digitale che si occupa di contrastare la disinformazione, apre nuovi scenari dietro alla crisi migratoria dell'exclave spagnola. I contenuti online hanno raggiunto centinaia di migliaia di persone nel giro di poche ore
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Foto ANSA

Su Ceuta si è scatenata una campagna di disinformazione sui social, partita da un canale Telegram legato all’intelligence militare russa. Se l’origine dell’ondata migratoria che ha investito il territorio è ormai stata individuata proprio in questo tam tam di fake news, resta invece dibattuto chi ne sia stato l’autore. Il Marocco, per fare pressione sulla propria rivendicazione territoriale? Il governo di Madrid smentisce questa ipotesi. Trump e Israele, per punire Sánchez della sua linea critica su Israele e della mancata collaborazione nella guerra all’Iran? Questo tipo di manipolazione sui social, però, non è tipico di questi attori. La criminalità organizzata dei trafficanti di migranti, come sostengono sia il governo di Madrid che quello di Rabat? Ma resta da capire quale vantaggio ne avrebbero tratto, visto che la maggior parte dei fuggiaschi è stata riportata indietro quasi subito.
La pista russa emerge ora da un’indagine del Guardian, basata su un campione di 4,5 milioni di post. Un’ipotesi che poggia su due elementi: da un lato un interesse preciso – destabilizzare l’Europa e l’occidente – dall’altro un precedente ormai noto, ovvero la capacità della Russia di scatenare operazioni di questo genere, soprattutto attraverso la Internet Research Agency, la celebre “fabbrica dei troll” fondata nel 2013 a San Pietroburgo da Evgenij Prigožin. L’analisi di 411, un gruppo che si occupa di contrastare la disinformazione, mostra come account collegati all’esercito russo, promotori di messaggi di estrema destra, abbiano raggiunto oltre 500.000 persone nei giorni successivi al massiccio afflusso di persone a Ceuta. Lo studio sostiene inoltre che le reti russe di disinformazione siano oggi più organizzate e potenti rispetto a qualche anno fa. “Continuiamo a osservare questo fenomeno in tutta Europa e lo troviamo molto interessante: sembra esserci una sorta di meccanismo, una struttura ben definita”, ha spiegato Saman Nazari, ricercatore principale di Alliance4Europe, organizzazione no-profit con sede a Bruxelles.
L’ondata migratoria è iniziata il 1° agosto, il giorno dopo che decine di migliaia di persone avevano tentato di attraversare il confine. Alla fine ne sono state contate 72.000, la stragrande maggioranza delle quali è stata rapidamente rimpatriata. I resoconti diffusi online hanno inquadrato gli eventi in chiave di estrema destra, presentandoli come un “assalto” deliberatamente coordinato e insinuando la complicità delle autorità. A questa narrazione si sono presto aggiunte teorie del complotto islamofobe e antisemite, diffuse rapidamente in sette lingue e capaci di raggiungere oltre 720.000 visualizzazioni in appena sei ore. Altri account di estrema destra hanno incitato i nazionalisti a radunarsi a Ceuta per “pattugliare” negozi e abitazioni, in alcuni casi coordinando apertamente le proprie azioni.
I resoconti suggeriscono che i social abbiano avuto un ruolo significativo nella crisi di Ceuta, sia nello spingere le persone ad attraversare il confine sia nell’alimentare la reazione che ne è seguita. Alcune voci online avevano convinto molti giovani marocchini che il confine fosse aperto, altre offrivano indicazioni pratiche su come raggiungere il territorio. L’analisi di 411 conferma un consistente scambio di informazioni logistiche tra potenziali migranti sui social, relative proprio alle modalità di attraversamento. Gli scambi sono avvenuto in gran parte nella sezione commenti sotto i video virali di Ceuta. Questo coordinamento tra migranti sembrava spontaneo, riconducibile “prevalentemente a piccoli account individuali dall’aspetto anonimo, piuttosto che a un singolo canale di reclutamento identificabile”.
Con il proseguire degli attraversamenti, sui social è partita anche una reazione di destra. Una delle fonti principali di questa ondata propagandistica è stata Rybar, il già citato canale Telegram legato all’intelligence russa, i cui contenuti sono stati amplificati e rilanciati da una rete di account “ripetitori”, molti dei quali collegati alla rete Pravda, organizzazione che diffonde la propaganda del Cremlino in tutto il mondo. Secondo Nazari, le attività di disinformazione risultavano coordinate. Ned Mendez, ricercatore principale di 411, ha osservato che questa volta la disinformazione sulla crisi di Ceuta si è diffusa molto più rapidamente rispetto al maggio 2021, quando 8.000 migranti avevano attraversato lo stesso confine tra Marocco e Spagna. L’analisi avverte: “La prossima volta che si verificherà un incidente di confine in un punto qualsiasi del Mediterraneo, quelle stesse reti di inoltro saranno già operative, pronte a riprendere il controllo e a ripartire”.