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Le mille facce di Flavio Bucci

L'attore torinese è morto a 72 anni. Alcune delle sue grandi interpretazioni

18 Febbraio 2020 alle 17:16

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È morto a 72 anni Flavio Bucci, attore noto per il personaggio di Antonio Ligabue in uno sceneggiato Rai del 1977, diretto da Salvatore Nocita, e per aver recitato in decine di film, dal “prete pazzo” Bastiano nel Marchese del Grillo, accanto ad Alberto Sordi (che non sopportava) al Franco Evangelisti nel Divo di Sorrentino. Ancora, è stato uno dei colleghi di Lulù (Gian Maria Volonté) nel film di Elio Petri La classe operaia va in paradiso, il suo esordio, nel 1971. Lui, invece, al paradiso non ci teneva molto: “Non mi sento colpevole verso nessuno, non ho rimpianti. La verità è che tutti ti pretendono a loro immagine e somiglianza, però io sono come sono. Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in paradiso, che poi sai che noia lassù”, aveva detto a Giovanna Cavalli in una memorabile intervista concessa al Corriere nel 2018. Era nato a Torino il 25 maggio del 1947 da una famiglia molisano-pugliese e si era formato alla scuola del teatro Stabile. Dopo la prima pellicola insieme, lo stesso Petri, lo volle come protagonista del suo film La proprietà non è più un furto, del 1973. Bucci è morto di infarto nella sua abitazione di Passoscuro, nel comune di Fiumicino, dove viveva da anni.

   

     

Per scoprire o riscoprire Flavio Bucci, andarsi a vedere Flavioh, film indipendente dedicato all'attore. Un documentario on the road – è girato a bordo di un camper che va da Torino ad Amsterdam, passando a trovare i luoghi della sua giovinezza e le persone della sua vita – diretto da Riccardo Zinna. Il documentario nel 2018 è stato proiettato alla Festa del Cinema di Roma con Bucci vivo e Zinna che “per un soffio non ha potuto presentare il suo lavoro”, come scrive sul Cinematografo Costanza Morabito. Che aggiunge: “I ricordi degli amici e colleghi interpellati sono agrodolci, affettuosi e strabordanti di stima, eppure il risultato non è quello di incensarlo perché sullo schermo è evidente la presenza ingombrante e dissacrante di Bucci, con la sua ironia in primo luogo verso se stesso. Un attore che non è mai stato divo, 'giammai borioso, perché la vanagloria è il nutrimento dei privi di talento'”. 

  

“Per fortuna ho speso tutto in donne, vodka e cocaina”, dice Bucci nell'intervista al Corriere. “Lasci perdere i discorsi di morale, che non ho. E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcuno? Non sono stato un buon padre, lo so. Ma la vita è una somma di errori, di gioie e di piaceri, non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto, vi pare poco?”. Bucci ha anche doppiato John Travolta in in La febbre del sabato sera e Grease. Ma “sono nato come attore, poi sono diventato doppiatore”, ci teneva a sottolineare con la troupe di Flavioh. Per poi aggiungere un commento senza filtri sul momento nel quale è stato presentato all'attore americano. 

 

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