Applausi al soldato Honda

Alzi la mano chi a gennaio non si sbellicò di fronte a questa fashion victim biondo ossigenata.

21 Ottobre 2014 alle 17:05

Applausi al soldato Honda

Alzi la mano chi a gennaio dell’anno scorso non si sbellicò di fronte a questa fashion victim biondo ossigenata che sbarcava a Milano con la pretesa di indossare addirittura la nostra maglia numero 10. Ghignammo di fronte all’ennesima furbata a costo zero. In campo vagava come puro orpello esotico. Oltre che usarlo in chiave marketing per i mercati asiatici, che ci dovevamo fare con uno che veniva da un campionato letargico come quello russo?

 

Ecco, avevamo dimenticato il millenario senso del dovere, l’ira di dio di disciplina e autodisciplina, di furore e sacrificio che c’è in ogni giapponese. Aveva solo bisogno di tempo per capire. Clarence Seedorf, professore ansiogeno, non giovò. Inzaghi, sì. In pochi mesi ha fatto di questo normo tipo con gambe d’acciaio che corre fino allo stremo un tassello essenziale della squadra. Per natura e cultura, Honda sa che l’individuo da solo è povera cosa, che la grandezza non si può raggiungere senza far parte di un gruppo, senza esaltarsi in un patto collettivo.

 

[**Video_box_2**]Così va su e giù, inesauribile, attento alle due fasi del gioco: ora che è al top della forma è pure in testa alla classifica dei cannonieri, sei gol in sette partite. Non significano nulla se non che riesce a farsi trovare al posto giusto al momento giusto, quindi che è inserito in un gioco, in schemi che padroneggia. E’ preciso, puntuale, concentrato negli allenamenti, esemplare nella vita privata, scientifico nell’alimentazione:  un immenso professionista, l’opposto di Balotelli.

 

Ricorda invece David Beckham: stesso gioco pratico ed essenziale, piedi multi uso che sanno dribblare, lanciare, fare assist, calciare punizioni.

 

Gioca duro ma è leale, non simula. Esulta con misura, non è mai sguaiato, non fa capriole da circo, non mostra stupide scritte private, non si lancia in danze tribali né in balletti da discoteca. Dal profondo, benvenuto in casa rossonera.

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