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All'Ipcc fa caldo, ma non è colpa del global warming

Alla fine è arrivato lo scandalo sessuale, e non poteva essere altrimenti, manovra odiosa e cialtrona per eliminare gli avversari più tignosi. E così dopo 12 anni di presidenza del panel di esperti pagati dall’Onu per dimostrare l’influenza dell’uomo sul clima, l’Ipcc, l’indiano Rajendra Pachauri si è dovuto dimettere per una storia di messaggini espliciti.

24 Febbraio 2015 alle 20:56

All'Ipcc fa caldo, ma non è colpa del global warming

Report o riporto? Rajendra Pachauri in una foto LaPresse

Alla fine è arrivato lo scandalo sessuale, e non poteva essere altrimenti, manovra odiosa e cialtrona per eliminare gli avversari più tignosi. E così dopo 12 anni di presidenza del panel di esperti pagati dall’Onu per dimostrare l’influenza dell’uomo sul clima, l’Ipcc, l’indiano Rajendra Pachauri si è dovuto dimettere per una storia di messaggini espliciti e indesiderati spediti via email e via sms a una ricercatrice ventinovenne (Pachauri ne ha 74) da poco assunta da un think tank da lui diretto a New Dehli. Peccato, perché avrebbe dovuto dimettersi ben prima di un’accusa di questo tipo (e su cui decideranno i giudici). Pachauri è, assieme all’ex vicepresidente americano Al Gore, il grande manovratore della campagna mediatica e (poco) scientifica che nell’ultimo decennio ha convinto politici ed opinione pubblica che il mondo sia in pericolo per colpa del riscaldamento globale causato dalle attività umane. Pachauri avrebbe dovuto dimettersi anni fa, dopo la buffonata del Nobel per la Pace del 2007, quando prima del summit di Copenaghen migliaia di email di scienziati del clima vennero pubblicate online. In quegli scambi, gran parte dei guru climatici sponsorizzati dall’Ipcc si accordavano su come “truccare” i dati in loro possesso per far sembrare più grave l’innalzamento delle temperature globali. O almeno avrebbe dovuto lasciare la poltrona quando qualche tempo dopo il report ufficiale dell’Ipcc incluse studi approssimativi (e pagati da associazioni ambientaliste) sullo scioglimento dell’Himalaya. Pachauri invece ha continuato a tirare dritto, a occupare un posto per oltre un decennio trasformando la ricerca scientifica in una questione di potere, rapporti politici e amicizie. Ora è arrivato lo scandalo sessuale (lui dice che è colpa degli hacker), che ci libera di una figura ormai screditata, ma lo fa paradossalmente salvaguardandone la credibilità scientifica. Non ne avevamo bisogno. A meno che quella di Pachauri fosse una mossa ben studiata: poiché le temperature globali non si alzano più, ha provato almeno ad alzare quelle del suo ufficio.


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