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Clima politico

Come sono lontani i tempi in cui i catastrofisti del clima ci assicuravano che “il dibattito è concluso”.

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22 Febbraio 2012 alle 13:05

Editoriale di oggi sul Foglio.

Come sono lontani i tempi in cui i catastrofisti del clima ci assicuravano che “il dibattito è concluso” e che sulle colpe dell’uomo all’origine di riscaldamento globale (fermo, in verità, da qualche anno) e cambiamenti climatici non ci fosse più alcun dubbio. Da allora le potenze mondiali non sono state in grado di trovare accordi, parecchi studiosi hanno avanzato dubbi sulle teorie mainstream e soprattutto è scoppiato il caso del Climategate (la pubblicazione di migliaia di email tra scienziati che si accordavano su come dare più rilevanza agli studi che sostenevano la loro tesi sull’origine umana del global warming). Un dibattito però è tale perché c’è una controparte. Anche alla cosiddetta componente “scettica” è capitato un Climategate in miniatura, che dice però molto del livello a cui lo scontro sul clima sia giunto: qualche giorno fa hanno iniziato a comparire su Internet una serie di documenti in apparenza appartenenti all’Heartland Institute, un think tank americano conservatore dichiaratamente scettico sul clima. Documenti di budget, resoconti di riunioni e note strategiche.

Tra le molte cose normali, dal materiale divulgato spuntava una nota confidenziale in cui si metteva a punto una strategia per minare la credibilità di chi sostiene che il disastro climatico sia alle porte, e per promuovere la diffusione di informazioni non scientifiche nelle scuole. Scandalo. Peccato che si sia poi scoperto che la nota fosse stata falsificata ad hoc da Peter Gleick, scienziato tra i fondatori del Pacific Institute, think tank “rivale” dell’Heartland. Lo sputtanamento è stato pressoché totale, e a poco è servito appigliarsi ai flussi di denaro che da enti privati e pubblici giungono nelle casse dell’Heartland Institute (che, fino a prova contraria, può usarli come meglio crede): come ha fatto notare il Wall Street Journal, le cifre spese dal think tank conservatore per fare controinformazione “scettica” appaiono ridicole se confrontate con quelle spese dai colossi dell’ambientalismo militante: per fare un esempio, l’Heartland spenderà quest’anno 200 mila dollari in materiale didattico da distribuire nelle scuole; l’anno scorso per la stessa voce il Wwf ne ha spesi 68,5 milioni. Dimenticate il dibattito, dunque. E dimenticate la scienza: quello che emerge da queste vicende sono la prevalenza della politica e la totale insicurezza di chi sostiene di avere raggiunto la certezza su come funziona il clima.

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