Walt Disney inquina ma col bollino verde

Piero Vietti

Produrre CO2 ma pagare per sentirsi a posto con la coscienza.

Parlo da ex abbonato (per 15 anni, più o meno) al fumetto inventato da Walt Disney e così bene importato in Italia. Che Topolino da qualche anno non sia più un giornalino di avventure ma una guida al politicamente corretto, all'ecosostenibile e al buonismo a tutti i costi non è una novità. Non starò qui a dire che nelle intenzioni del fondatore non c'era certo questa intenzione (i primi cartoni animati degli anni Trenta vedevano protagonista un Topolino particolarmente dispettoso, per non parlare di Qui Quo e Qua sull'orlo del teppismo e di un Paperino molto poco politically correct). Mi limito a segnalare che il numero oggi in edicola sarà a "Impatto Zero", in onore dell'Earth Day.

Impatto Zero® ha infatti calcolato che la produzione di ogni
copia del settimanale, dal lavoro in redazione, alla stampa,
al trasporto, genera emissioni pari a circa 52.000 kg
di anidride carbonica. Il magazine Topolino ha perciò deciso
di dare il proprio contributo all'ambiente, con il supporto
di Impatto Zero®, le emissioni di CO2 saranno compensate
attraverso la creazione e tutela di circa 14.000 metri quadrati
di nuove foreste in Italia e Madagascar!
(da Spot and Web)

Impatto Zero, si legge sul loro sito, "è un progetto nato nel nel 2001 da LifeGate che calcola, riduce e compensa le emissioni di CO2 generate dalle attività di persone, eventi, prodotti e aziende con la creazione e la tutela di nuove foreste, in Italia e nel mondo, in grado di riassorbirle".

LifeGate non è un'associazione non-profit, ma una Spa che ci guadagna (nulla contro questo tipo di afffari, tutt'altro).

Mica fessi. Con Impatto Zero si può inquinare e produrre CO2 avendo la coscienza pulita: loro calcolano quanta ne produci e ti presentano il conto. Tu paghi, loro piantano qualche albero, ti danno il bollino verde e anche tu puoi finalmente sentirti "green". Povero Topolino.

  • Piero Vietti
  • Torinese, è al Foglio dal 2007. Prima di inventarsi e curare l’inserto settimanale sportivo ha scritto (e ancora scrive) un po’ di tutto e ha seguito lo sviluppo digitale del giornale. Parafrasando José Mourinho, pensa che chi sa solo di sport non sa niente di sport. Sposato, ha tre figli. Non ha scritto nemmeno un libro.