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Nessun global warming in Italia?

Basta leggere – bene – i dati.

16 Aprile 2010 alle 10:47

Ieri è uscito l'annuario dell'’Istituto Superiore per la Salvaguardia e la Protezione Ambientale, presentato dai media come catastrofico, devastante, indice della fine prossima del nostro paese. Come nota Climatemonitor qui ci sono anche due belle notizie (ovviamente non citate dalle agenzie): l’espansione delle foreste e la crescita del verde pubblico. Piaccia o no, sono il risultato di maggiore disponibilità di CO2 in atmosfera (proprio così) e maggiore attenzione all’organizzazione delle aree urbane.

Ma c'è un altro dato interessante da analizzare, ed è contenuto in questo grafico realizzato mettendo insieme le temeprature mensili prese dal database del Cru. Il grafico è quello qua sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto, vi rimando a Climatemonitor per il commento, che qui riassumo:

Quelli rappresentati nel grafico non sono anomalie, cioè scostamenti dalla media, sono dati assoluti. Tutta la fascia rende l’idea di quale sia la variabilità annuale e fa notare subito l’annus horribilis del 2003, che però tutti ricordano per la torrida estate e non per il freddo febbraio che pure c’è stato. Il 2006 è l’ultimo anno della serie, e spazia allegramente sotto, sopra e nella media, ovvero nell’area compresa tra i valori misurati nel tempo. non ci sono segnali che si stia andando verso primavere precoci, inverni tardivi, autunni estivi o estati interminabili (2003 escluso s’intende). E questo già è utile a gettare al macero le tonnellate di fesserie che sentiamo ogni anno sull’arrivo delle rondini, sulla fioritura dei ciliegi, sulla stagione sciistica e su quella balneare. sorge il dubbio che la temperatura, ovvero il parametro direttamente influenzato dall’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera, non sia affatto rappresentativo del sistema né lo possa essere dei suoi cambiamenti.

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