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Lomborg vuole sparare alle nuvole

Il problema non è cosa fare, quando la miglior cosa è non fare.

di Guido Guidi

13 Novembre 2009 alle 19:00

Cambi di stagione pubblica un commento di Guido Guidi, "rubato" per un giorno al suo blog, Climate Monitor.

La rissa sul clima che cambia ha un pregio, quello di eccitare gli animi a inseguire le più svariate fantasie. Curiosamente questo aspetto sta diventando trasversale. Se prima infatti le opere di ingegneria climatica erano suggerimenti esclusivi dei malati di Global Warming, oggi anche qualcuno tra quelli che ci credono parecchio di meno sembra aver capito che questa gallina fa decisamente le uova d’oro.

Leggiamo dall’articolo uscito ieri sul Corsera che questo è forse il caso dell’ultima uscita dello studioso svedese Bjørn Lomborg, noto scettico climatico, che dopo aver prodotto una specie di esegesi del rapporto costo/beneficio di quelli che sembrano essere i provvedimenti di mitigazione del clima più gettonati ed averli interamente rigettati, propone la sua soluzione a basso costo, ovvero un ingresso a gamba tesa sulle dinamiche del clima da effettuarsi nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, producendo artificialmente una coltre di nubi che schermi i raggi solari e inneschi un rapido raffreddamento.

Al riguardo ci sarebbe parecchio da dire, per amor di brevità limitiamo a due le obiezioni, passando da argomentazioni tecniche ad altre, se vogliamo, più filosofiche ma parimenti importanti. Innanzi tutto non è dato sapere dove esattamente si dovrebbe realizzare l’intervento, se alle latitudini tropicali o a quelle sub-tropicali. Sulle prime il trasporto del calore verso l’alto – e la conseguente ritenzione per supposto aumento dell’effetto serra – avviene soprattutto attraverso l’emissione di radiazione infrarossa, essendo il cielo solitamente privo di nubi; generandone di nuove si schermerebbe il sole probabilmente, ma si tratterrebbe anche parecchio calore. Sulle seconde invece il trasporto del calore verso l’alto avviene per convezione, con formazione di enormi ammassi di nubi ad elevato sviluppo verticale e di spazio per altre ce n’è in effetti pochino.

Secondariamente, c’è da considerare che la macchina del clima non è un meccano, non c’è nessuna possibilità di sapere quale genere di effetti “collaterali” potrebbe avere un impresa del genere. In effetti il punto è proprio questo, la presunzione di sapere cosa fare non è inferiore a quella di sapere cosa è stato fatto. Questa singolare proposta, non è meno fantasiosa della fertilizzazione degli oceani con limatura di ferro o degli specchi orbitanti che schermino i raggi solari, suggestiva ma decisamente ricca di presunzione antropica. Non so se Lomborg ritenga che sei miliardi (probabilmente di Euro) siano così pochi, ma forse qualche bel progetto vero di salvaguardia dell’ambiente ci potrebbe anche scappar fuori. Ho detto ambiente, non clima.

di Guido Guidi

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