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Pubblicità delle intercettazioni: innaturale alleanza tra il terzo e il quarto potere

Le parole chiave sono “bavaglio” e “pubblicazione”. Ne deriva una considerazione elementare, ma forse utile. La questione delle intercettazioni, da parte di chi ne contesta una qualsiasi riforma, viene affrontata con termini che nulla hanno a che fare con la tecnica delle indagini penali.

20 Aprile 2016 alle 06:15

Pubblicità delle intercettazioni: innaturale alleanza tra il terzo e il quarto potere
Le parole chiave sono “bavaglio” e “pubblicazione”. Ne deriva una considerazione elementare, ma forse utile. La questione delle intercettazioni, da parte di chi ne contesta una qualsiasi riforma, viene affrontata con termini che nulla hanno a che fare con la tecnica delle indagini penali. Se il brocardo secondo il quale “il giudice parla con i suoi atti” mantiene una sua validità, e nessuno è giunto a contestarlo nella sua razionalità, si può tranquillamente convenire che metaforicamente i magistrati sono già imbavagliati. E infatti sono i giornalisti a protestare, ma alcuni magistrati a sostenerli. Quanto alla pubblicazione, nell’ambito delle indagini istruttorie  è qualcosa che rischia in teoria di danneggiarle. Dunque dovrebbero essere proprio i pm a difendere regole che di fatto ne avvantaggiano il lavoro di inquisitori. Sta succedendo il contrario e questo dovrebbe, se non insospettire, far riflettere. Sul tema della pubblicità delle intercettazioni si va realizzando una innaturale alleanza e saldatura di interessi fra il terzo e il quarto potere, se vogliamo chiamarli così, ai danni dei primi due. Naturalmente nella questione si possono trovare altre significative sfaccettature, ma questa forse le riassume tutte e dovrebbe preoccupare chi vuole fare il magistrato o il giornalista senza vedere snaturata la propria professione.

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