Il sostegno alla vita non è una battaglia contro la Legge 194

Viva i comuni che scommettono un soldino su un bambino che può nascere
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9 OCT 20
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Proposta shock del comune: ‘Se rinunci ad abortire, ti diamo 160 euro al mese’”. Prendiamo, volutamente, il titolo di Brescia Today, che è un giornale online della catena Citynews, come altre testate che si occupano di cronaca locale, perché è appunto un media di cronaca, non una testata politica, o culturale, schierata a destra o a sinistra, per riprendere la notizia: “Approvata in Consiglio comunale a Iseo la mozione che prevede un ‘sussidio alla maternità’ per tutte le donne che rinunciano ad abortire”. L’iniziativa è dell’assessore al Bilancio Giovanna Prati, altri comuni del bresciano hanno adottato provvedimenti simili. Evitiamo, volutamente, di occuparci di altri titoli, o delle “accese proteste dei tanti che vedono un autentico attacco alla legge 194” (Repubblica) e anche di chi è riuscito a mescolare “nel calderone dei sussidi” il bonus caldaie con quella che viene definita “una forma di assistenzialismo mascherato di carattere propagandistico, oltre che un passo indietro di almeno 50 anni”.
Meglio stare al titolo di Brescia Today. “Shock”. Perché, trattandosi di un sito di news, appare nemmeno premeditato: solo il riflesso pavloviano di una banalità ormai memorizzata nella genetica delle parole. Perché dovrebbe essere uno “shock” l’idea di dare 160 euro al mese (soldini, poi) a una donna che potrebbe decidere di avere un figlio – le Igv in Italia sono in calo, ma la maggior parte deriva da problematiche sociali ed economiche – se solo trovasse un aiuto (“with a little help from my friends”) ha dell’incomprensibile. E nessun appiglio di legge o “diritto”.
La 194, che non pare a Iseo vogliano smantellare, recita all’art. 1 “Lo stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. (…) Lo stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”. E all’art. 2 che i consultori familiari “assistono la donna in stato di gravidanza” anche (punto D) “contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. Ma per Brescia Today, che assumiamo per un giorno a mens populi, si “riaccende il dibattito mai domo (e spesso strumentale) su una questione ‘vecchia’ di oltre 40 anni, e che tale dovrebbe essere: l’aborto è un diritto acquisito che nessuno dovrebbe mettere in discussione”.
Tra i progetti che si propongono di offrire un’alternativa alle donne che potrebbero, liberamente, scegliere di non abortire (su questo giornale si è sempre sostenuto che la faccenda riguarda anche gli uomini, con lo stesso grado di responsabilità: ma nessuno se ne ricorda mai) ci sono quelli come il Progetto Gemma del Movimento per la vita, che ha contribuito, su base volontaria, a far nascere molti bambini, e non ha mai fatto violenza alle donne. La mens populi s’avventura a chiosare che il problema è globale, non nascono bambini manco a Iseo, “dunque non è bastato impedire gli aborti per rilanciare la natalità”. Paola Bonzi amava dire di non aver fatto nascere (migliaia) di bambini, ma di aver fatto nascere madri (e anche molti padri). Non le legava in sala parto. Non voleva salvare il pianeta. L’inverno demografico è altra faccenda. Si può scommettere un soldino su un bambino che nasce. E si può scommettere un milione di dollari che quelli che si sentono offesi dalla possibilità che un comune offra a una donna un aiuto, se vuole far nascere un figlio, non è che vogliono la libertà: semplicemente amano l’aborto.