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Non c’è solo il suicidio assistito

La narrazione della dolce morte può essere sconfitta. Un caso italiano

4 Febbraio 2020 alle 06:05

Nel Belgio dell’eutanasia legale il diritto di morire è diventato quasi un obbligo

(foto Unsplash)

“Vivere è meglio che morire”. Dirlo è così ovvio, quasi banale. Lo è meno se a pronunciare questa frase, in un’intervista con il Corriere della sera, è Stefano Gheller, 45 anni, malato dalla nascita di distrofia facio-scapolo-omerale. Solo qualche mese fa Stefano aveva deciso di andare in Svizzera a morire. “Avevo già contattato la clinica Dignitas”, racconta. Era disperato, non ce la faceva più. Non accettava l’idea di ritrovarsi paralizzato e alimentato da una macchina. Poi, però, un suo sfogo...

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Redazione

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  • Chichibio

    04 Febbraio 2020 - 15:14

    Il nostro male si chiama egoismo. Stefano ha incontrato delle persone di coraggio, che il proprio egoismo l'hanno cancellato. E così lui e loro vivono veramente. E questo è cristiano.

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