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Quattro chiacchiere con… Intervista a Emanuele Cisotti, fondatore di AndroidWorld.it

Compie dieci anni uno dei primi blog tecnologici italiani, Bibliotech incontra il suo fondatore per festeggiare la ricorrenza e fare quattro chiacchiere sul mondo del giornalismo tech

25 Ottobre 2019 alle 15:29

Emanuele Cisotti

Founder e admin del blog androidworld.it

Dieci anni fa andava on line AndroidWorld.it, uno dei primi siti italiani dedicati al mondo del sistema operativo mobile di Google. Il tutto nasceva dalla passione di un ragazzo, giovane studente di ingegneria informatica all’Università di Firenze, che aveva sviluppato come hobby la passione per telefonini (agli albori degli smartphone) e tablet, equipaggiati con un sistema operativo che aveva avuto l’ardire di sfidare il dominio di Apple e del suo sistema operativo iOS.

Oggi, a dieci anni di distanza, tutto è cambiato, ma tutto è ancora lì. Android ha per certi aspetti vinto la sfida con iOS (in termini di numeri assoluti) e per altri aspetti ha perso (in termini di frammentazione e negli ultimi anni anche di innovazione).

Chi sicuramente ha vinto su tutti i fronti è proprio quello studente di Firenze, Emanuele Cisotti, che oggi è uno dei blogger tecnologici più affermati in Italia, il suo sito è tra i più visti e autorevoli e, realizzando quasi la classica favola dello startupper americano, è riuscito a vendere la sua creatura al più grande editore enterteniment del nostro paese, Mondadori, riuscendo però a rimanere indipendente e continuando a gestire il sito con lo stesso metodo genuino del primo giorno.

Nella ricorrenza di questo decennale, Bibliotech ha voluto fare quattro chiacchiere proprio con Emanuele, per raccontarci come è nata questa grande e bella avventura e quali sono i progetti per il futuro.

Come è nato Androidworld.it?

Nel marzo 2009 ero uno studente di ingegneria a Firenze, è nato per passione ed è nato perché l’argomento di Android univa tre cose che mi piacevano: Il mondo Google, il saper fare i siti internet (infatti, il sito lo costruivo interamente da solo) e gli smartphone, anche perché all’epoca, pur di rimanere sempre a contatto con dispositivi tecnologici, lavoravo come tecnico in un negozio di telefonia (a quei tempi c’erano i Blackberry, i Nokia e qualche primo iPhone).

Quindi hai unito passione, lavoro e studio?

Sì, diciamo di sì. All’inizio non era un lavoro, anche se mi impiegava più tempo del resto delle cose che facevo, ma lo facevo principalmente perché mi stava riuscendo e soprattutto è capitato nel momento giusto della vita, avevo 22 anni.

Eri da solo all’inizio?

Sì, quando sono partito ero da solo, avevo un amico all’università che mi ha aiutato con la grafica e poi trovai abbastanza facilmente persone da unire al team.

Oggi vi trovate nel grande contenitore di e-news di Mondatori, come vi trovate?

Sì, sono poco più di 2 anni e sicuramente si è trattato di un cambio importante e, ad oggi, posso dire che è stato un salto positivo per tutti.

I follower del blog quasi non si sono accorti di questo importante cambio e sembra proprio che siate riusciti a mantenere una certa autonomia.

Questo era uno degli aspetti a cui tenevo di più. Il primo passaggio a Banzai Media ci ha permesso di avere un vero ufficio, nuovi strumenti e soprattutto assumere veramente personale. Con Mondadori è stato un ulteriore miglioramento e un salto nel mondo dell’editoria, che ci ha aperto molte possibilità.

Oggi quanti siete?

Siamo in 5 tutti a Firenze anche se ci sono collaboratori che scrivono da casa nel tempo libero. Il lavoro è enormemente aumentato e tutti i numeri del sito sono molto positivi, siamo molto contenti.

Quando hai capito che stava diventando un lavoro?

Quando mi chiamarono per fare un accordo separato per la pubblicità del blog.

Semplificando, possiamo dire che sei l’esempio del giovane studente che crea una start-up partendo dalla sua passione e poi riesce a vendere a una big e farne un lavoro vero per lui e per altri?

Sì, in un certo senso sì. Anche se, alla fine nonostante tutto, faccio ancora quello che facevo dieci anni fa, ovviamente il mio ruolo è cambiato si è evoluto faccio anche altre cose per fortuna.

Sono passati dieci anni, cosa è cambiato intorno a te?

Forse meno di quello che si pensi, c’è comunque un cambiamento conseguenza dell’arrivo delle nuove generazioni, che leggono meno gli articoli e preferiscono più contenuti video e aggiornamenti brevi e continui. Inoltre, oggi il mondo tech non è più solo relegato ai cosidetti 'nerd' ma è letteralmente entrato nelle case di tantissime persone. Poi devo ammettere, con un pizzico di presunzione, che in questi dieci anni non è nato molto altro: i grandi nomi sono rimasti sempre gli stess: HDblog, Galeazzi, Tom’s Hardware, Telefonino.net, TechPrincess, tutte realtà che arrivano da storie importanti, ma dopo non è successo molto, se non nel mondo dei video e degli influencer generici.

Sei contento di quello che è oggi AndroidWorld?

Si assolutamente, è il sogno di un ragazzo di vent’anni che si è avverato, una cosa iniziata per passione diventata un lavoro per me e altri. Adesso l’idea forte è quella di allargare con SmartWorld, (www.smartworld.it, NdR) che ci apre molte porte in più.

Parliamo di te, Emanuele Cisotti, che tipo sei e che rapporto hai con i tuoi follower?

Sono sicuramente riservato e da quando esistono i social network cerco sempre di dividere la parte privata da quella lavorativa. I followers mi scrivono spesso e cerco di rispondere sempre a tutti anche a quelli che chiedono consigli e anche a chi scrive critiche, perché capita in questo settore che ci siano delle, diciamo, fazioni. Anche perché non riesco a stare zitto tanto facilmente (risata, NdR).

Il tuo rapporto con il team?

Come detto siamo in 5, il più ‘anziano’, ossia la persona che ha messo davvero tante energie nel progetto è sicuramente Nicola Ligas che possiamo definire il decano, poi si aggiungono Lorenzo Delli, Giuseppe Tripodi e Vezio Ceniccola. Andiamo spesso a cena insieme, festeggiamo insieme, c’è sicuramente un bel rapporto.

Futuro? Come vedi i prossimi dieci anni di AndroidWorld?

Li vedo bene, essendo sopravvissuti agli algoritmi di Google e avendo una azienda alle spalle possiamo non seguire il flusso e ragionare meglio e tentare degli approcci nuovi e testare dei mondi nuovi, seguendo la tendenza delle persone di leggere meno e vedere più video e seguire maggiormente i social. Io mi vedo ancora qui, magari facendo cose nuove.

Cosa pensi delle grandi testate nazionali (che vedendo i numeri che fanno i blog) hanno cominciato a scrivere, anche in prima pagina, di tecnologia e fare recensioni?

Non lo trovo un male, anzi credo sia un bene, anche perché magari non trattano le notizie nel dettaglio come facciamo nei blog, ma rimangono in ambiti più generali e credo che non rubino il pubblico ma anzi allarghi.

Ultima domanda: smartphone preferito da sempre e quello attuale e il brand del futuro.

Lo smartphone del cuore HTC desire Z, apertura a scatto, rivoluzionario e fantastico anche se non era un top di gamma e lo possiedo ancora.

Quello che possiedo ora (giugno 2019, NdR) è il p30 pro perché semplicemente è quello che sto recensendo, ma mi porto con me un secondo telefono perché faccio tante foto durante la mia giornata e quindi lo porto di scorta nel caso mi dovesse servire, in questo caso s10+.

Un brand del futuro è Xiaomi, loro sono arrivati in Italia da pochissimi mesi ma sembra un’eternità, portano sempre ogni mese prodotti nuovi e stanno costringendo tutti a cambiare il modo il modo di fare, sicuramente lo stanno facendo nel modo giusto.

Grazie Emanuele e in bocca al lupo per i progetti futuri!

Grazie a voi e un saluto a tutti i lettori ‘tecnologici’ di Bibliotech del Foglio.

Marco Giorgio

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