Il problema delle batterie dell'iPhone è una non notizia

E’ vero che Apple ha rallentato i vecchi telefoni, ma non c'è nessun "battery gate"

Il problema delle batterie dell'iPhone è una non notizia

Foto LaPresse

In questi giorni sta tenendo banco la vicenda del rallentamento forzato da parte di Apple dei "vecchi" iPhone (vecchi fino a un certo punto, visto che parliamo anche di iPhone 6-6s e forse anche di iPhone 7). La notizia in realtà è uscita qualche giorno prima di Natale, ma solo adesso sta assumendo contorni più chiari e soprattutto proporzioni globali e ai più alti livelli.

 

Tutto è partito da un post di un utente su Reddit di qualche settimana fa che suggeriva possibili correlazioni tra il rallentamento di alcuni modelli di iPhone e il deterioramento della batteria (allegando tanto di test e confronti, successivamente comprovati anche da autorevoli testate specializzate). In particolare, pareva emergere che a partire dall’aggiornamento iOS 10.2.1 Apple avesse deliberatamente downclockato (ossia, depotenziato) i processori dei dispositivi di vecchia generazione. Da un punto di vista tecnico la procedura non è di per sé nuova, si chiama throttling ed è un procedimento in uso sui dispositivi informatici per abbassare le frequenze di lavoro dei processori e per evitare surriscaldamenti o consumi eccessivi in particolari condizioni (cosa simile venne fatta sui processori Snapdragon 820 montati su alcuni dispositivi Android top di gamma del 2015, per evitare eccessivi surriscaldamenti del sistema e conseguenti battery drain).

 

La vicenda inizialmente sembrava il solito attacco del nerd di turno al colosso di turno (di solito, Samsung o Apple, a seconda delle tifoserie), invece Apple si è dovuta affrettare ad ammettere la cosa e a rilasciare un comunicato ufficiale in cui spiegava le sue ragioni.

 

L’incipit del comunicato di Cupertino non lascia spazio a molti dubbi, Apple ammette il rallentamento forzato di alcuni vecchi iPhone: “Abbiamo ricevuto feedback dai nostri clienti sul modo in cui gestiamo le prestazioni degli iPhone con batterie meno recenti e su come abbiamo comunicato tale processo. Sappiamo che alcuni di voi sentono che Apple vi ha deluso. Ci scusiamo. C’è stato un grosso malinteso su questa vicenda, quindi vorremmo chiarire e farvi conoscere alcuni dei cambiamenti che stiamo apportando.” e prova a spiegare che la procedura è stata predisposta per evitare improvvisi spegnimenti dei dispositivi, dovuti a picchi di richiesta energetica del processore (in altri termini, essendo i processori più vecchi, in certi casi devono richiedere più energia per le elaborazioni più complesse e questo potrebbe spegnere improvvisamente il dispositivo).

 

Effettivamente Apple ben avrebbe potuto inserire nell’ultima riga dei suoi infiniti disclaimer post aggiornamento un cenno di richiamo a questa procedura, così da pararsi formalmente ‘le spalle’; invece no, ha fatto passare il tutto sotto silenzio e tanto è bastato per scatenare una rissa 2.0 nel mondo della tecnologia.

 

Infatti, i principali competitor, anche su sollecito delle testate specializzate, hanno colto la palla al balzo e non si sono fatti scappare l’occasione per dire la loro sulla vicenda. Samsung, HTC e LG (tra i grandi, manca ancora Google all’appello…) hanno, infatti, prontamente dichiarato di non mettere in atto sui propri dispositivi simili procedure di throttling e che la tutela degli utenti… bla bla, eccetera.

 

Per chiudere il cerchio, e per accontentare tutti (fan e detrattori), Apple ha anche comunicato che per tutto il 2018 offrirà, in tutto il mondo, a prezzo scontato (29$ anziché 79$) la sostituzione delle batterie dei vecchi iPhone. Cupertino prova quindi a metterci una pezza che, per certi versi, peggiora il buco, finendo quasi per ammettere la scorrettezza del suo comportamento.

 

Insomma, a prima vista, un battery gate in piena regola. Ma non è così. La procedura in sé non ha niente di scandaloso, l’errore è sicuramente stato quello di non comunicarla previamente, soprattutto perché posta in questi termini è facile preda di teorie complottistiche, prontissime a tirare fuori disegni globali sull’obsolescenza programmata dei dispositivi tecnologici (che resta comunque una questione aperta nel mondo dei consumi tecnologici, perché è vero che l’acquirente ha il diritto di sapere se il proprio prodotto avrà un supporto limitato nel tempo o se è destinato a un veloce deperimento).   

 

Ma così come non è oro tutto ciò che luccica, non è melma tutto quello che galleggia. Infatti, se è vero che Apple avrebbe dovuto in qualche modo informare o comunque lasciare traccia di questa procedura, è vero anche che i dispositivi della mela godono di aggiornamenti per tempi molto più lunghi dei dispositivi Android, basti pensare che iPhone 5s, che è un modello del 2013, è ancora supportato e ha ricevuto la major realese del 2017 (iOS 11). Per fare un paragone, nel 2013 su Android c’era 4.4 KitKat e nessun dispositivo di quell’anno ha ricevuto l’aggiornamento del 2017 (Android 8.0 Oreo); ma non solo, capita spesso che dispositivi Android escano con una versione di Android (a volte, nemmeno l’ultima) e non ricevano neanche un aggiornamento. Insomma, è facile non fare throttling se i dispositivi non ricevono aggiornamenti.

 

Quindi, potremmo dire che l’obsolescenza vale tanto per Apple quanto per il mondo Android (come per altri ambiti tecnologici), quello che cambia è il meccanismo attraverso cui si manifesta. E dire che (solo) Apple fa la cattiva depotenziando i nostri vecchi iPhone è una non notizia. Anche perché, diciamolo, i primi fautori dell’obsolecenza sono spesso gli stessi utenti, che, giustamente, vogliono prodotti sempre più nuovi, innovativi e performanti.

Marco Giorgio

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    10 Gennaio 2018 - 20:08

    Concordo. Una non-ditta che produce non-telefonini , avendo copiato anche l'incopiabile, il minimo che possa mettere nel novero delle possibilità è un problema alle batterie. E' tutta fuffa. pagata a caro prezzo, oltretutto. W Nokia tutta la vita

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  • albertoxmura

    30 Dicembre 2017 - 11:11

    La scusa di Apple è risibile. Se lo scopo del rallentamento fosse quello di aumentare la durata della carica della batteria, si sarebbe predisposta la possibilità, a scelta del cliente, di attivare e disattivare il risparmio della batteria con una applicazione dedicata a questo scopo. Invece tutto è stato fatto all'insaputa del cliente e in maniera coatta. Ho già vissuto una situazione simile con la prima versione di IPad, pagato ben 800 euro. Dopo pochi mesi era quasi inutilizzabile perché la Apple aveva deciso che non fosse aggiornabile alle nuove versioni di IOS. Inoltre una webcam, non presente nella versione 1, sviluppata da un costruttore indipendente, fu bloccata da Apple. E' chiaro che Apple voleva costringere all'acquisto di una nuova versione del prodotto. Nel mio caso il risultato è stato che, da allora, mi tengo alla larga da tutti i prodotti Apple.

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