Bandiera Bianca

Recipienti di rame e tesi di laurea

Antonio Gurrado

Chiude un negozio storico, apre una rilegatoria uguale a tante altre

    Passando per caso da una città universitaria ho notato che lì dove c’era un negozio di recipienti di rame c’è ora una legatoria per tesi di laurea. Mi è spiaciuto per vari motivi. Anzitutto la rivendita di recipienti di rame era lì da decenni, quindi era storica, mentre il tesificio che l’ha soppiantata è appena aperto ma uguale a quelli di quando mi sono laureato io, quindi finge di essere nuovo mentre è intrinsecamente vecchio.

     

     

    Inoltre l’insegna della rivendita recava la scritta “rame”, che pur didascalica serviva a rammentare come per ogni oggetto esistente la lingua italiana abbia un corrispondente vocabolo esplicativo; il tesificio invece si chiama con un nome turchesco ottenuto agglomerando parole inglesi in un modo che mai avrebbe azzardato un inglese vero. Forse intende ammonire che i neolaureati raramente conoscono la propria lingua o l’altrui, ma dubito.

     

     

    Infine mi rammarico per una questione di bieca utilità: non solo perché in un recipiente di rame medio riescono a stare più cose che in una tesi media, ma perché nella città universitaria credo ci fosse solo quella rivendita di recipienti di rame mentre nel raggio di una passeggiata c’erano già tesifici a bizzeffe. Sarà la legge della domanda e dell’offerta, direte; fatto sta che quando uno avrà bisogno di un recipiente di rame entrerà nel negozio e gli risponderanno che al massimo può farsi rilegare una tesi, magari di laurea triennale.