bandiera bianca

La meritocrazia danneggia il bene comune?

Antonio Gurrado

Il filosofo Michael Sandel sostiene che anche una meritocrazia ideale sia eticamente inaccettabile. Ma i fan di questa teoria (tra cui Obama e Hillary Clinton) dovrebbero sapere che la fortuna non funziona meglio

Leggo che Barack Obama e Hillary Clinton sono grandi fan di un saggio in cui un filosofo e professore di Harvard, Michael Sandel, si scaglia contro la meritocrazia accusandola di danneggiare a lungo termine il bene comune. Sandel ritiene che perfino una meritocrazia ideale, che avvantaggia solo i bravi e lascia i mediocri ad arrangiarsi, sia eticamente inaccettabile poiché renderebbe arroganti (e quindi malvagi) i privilegiati, per quanto con pieno merito. Fa l’esempio dei college d’eccellenza, che selezionano i propri alunni tramite esami particolarmente esigenti, contribuendo così al cristallizzarsi di una classe di meritocrati convinti della propria superiorità e per nulla timorosi di usarla un domani, nel corso dell’interazione sociale da adulti. Una selezione per sorteggio, argomenta invece Sandel, renderebbe i privilegiati consapevoli della propria fortuna – ovvero della caducità e casualità del proprio privilegio – quindi più benevoli ed empatici nei confronti degli svantaggiati.

 

Detto questo, flashback di cinquant’anni: dal 2020 al 1971 e da Harvard a Stanford, dove un celebre psicologo, Philip Zimbardo, sta conducendo un altrettanto celebre esperimento. Presi ventiquattro studenti, assegna a sorte ad alcuni il ruolo di guardia, ossia di privilegiati all’interno di un contesto sociale, e agli altri il ruolo di prigionieri, ovvero di svantaggiati entro lo stesso contesto. Dopo due giorni iniziano a verificarsi episodi di violenza e, di lì a poco, l’esperimento viene concluso per eccesso di disumanità. Il fatto di essere stati sorteggiati per un ruolo di privilegio non ha reso i fortunati né più consapevoli né più benevoli né più empatici. Barack, Hillary, vogliamo ripetere l’esperimento su vasta scala?

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