Per la fase due, adottiamo il "modello Samara"

Antonio Gurrado

Dalla peste del secondo millennio a.C. al Covid-19. Reinterpretare l’attuale contagio ponendolo sub specie aeternitatis

Sul Corriere un autorevole intervento di Riccardo Viale offre uno spunto più che interessante. Ricostruendo la diffusione nell’antichità del batterio della peste, Viale rimarca incidentalmente che “a Samara e in Armenia gli archeologi hanno riscontrato nei resti umani, risalenti al secondo millennio a. C., la presenza isolata del batterio, ma senza gli indizi della sua diffusione. Perché? A differenza di Costantinopoli e delle congestionate città asiatiche ed europee, l’uomo e la donna di quel tempo vivevano in piccoli villaggi, spesso mobili, senza molti contatti sociali, senza collegamenti commerciali con l’Asia orientale (focolaio di molte epidemie) e senza grandi depositi alimentari e discariche, habitat privilegiato di topi e ratti, veicoli della peste”.

 

Apparentemente remoto, questo caso ci consente invece di reinterpretare l’attuale contagio ponendolo, come dire, sub specie aeternitatis. Per l’incombente fase 2 basta città congestionate, basta modello Costantinopoli, adottiamo il modello Samara. Con o senza mascherine, sarà sufficiente vivere in piccoli villaggi, spesso mobili, senza molti contatti sociali, senza collegamenti commerciali, senza grandi depositi alimentari né discariche, e il problema sarà bello che risolto. Moriremo lo stesso, ma fra tre o quattromila anni gli archeologi si complimenteranno con noi.

Di più su questi argomenti: