Il maiale di cui si butta via tutto

Antonio Gurrado

Una donna torinese molla tutto per accudire 22 suini salvati dalla macellazione. La signora è felice e ha realizzato ciò che desiderava, ma il porco?

Si sa che alcuni animali sono più uguali degli altri, pertanto non starò a sindacare la scelta di una signora torinese: la quale, posta dal compagno di fronte all’alternativa fra stare con lui e accudire ventidue maiali salvati dalla macellazione, ha mollato il bipede implume in favore dei setolosi quadrupedi. Né, non essendomi mai trovato nella circostanza mondana, posso giudicare il caso che la signora dichiari di essere stata convertita alla cura del suino quando una scrofa la fissò intensamente negli occhi. La mia perplessità è di natura, come dire, genuinamente filosofica; verte infatti sul senso della vita. La signora è felice e ha realizzato ciò che desiderava, brava. Ma il porco? Una volta accolto nella fattoria, passa la vita a far spendere soldi in cure mediche fino a che non invecchia e muore, raro caso di maiale di cui si butta via tutto. 

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