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Le speranze della scuola italiana, volate via con quel cestino lanciato contro la prof.

L'espulsione dall'istituto del ragazzo che ha aggredito l'insegnante non è prevista dall'ordinamento. Un incivile che si difende dietro a una norma ministeriale 

2 Novembre 2017 alle 16:56

Le speranze della scuola italiana, volate via con quel cestino lanciato contro la prof.

Il video dello studente che ha gettato un cestino contro la sua professoressa in classe

L’ammirevole calma, indifferenza quasi, mostrata dall’ormai celebre professoressa del modenese mentre un alunno quindicenne le scaraventava addosso un cestino è inferiore solo alla ben più ammirevole calma, indifferenza quasi, con cui sono state accolte le parole rassegnate della preside del suo istituto. Con ottima ragionevolezza costei ha spiegato che l’autocontrollo della docente è stato impeccabile, perché una reazione d’istinto sarebbe risultata dannosa per sé e per la scuola, oltre che magari per il ragazzo; e l’ha invitata a sporgere denuncia per interruzione di pubblico servizio (una lezione lo è), violenza a pubblico ufficiale (un insegnante in cattedra lo è) e diffamazione (diffondere in rete il filmato dell’umiliazione lo è). La preside ha tuttavia dovuto ammettere che la pena massima che una scuola può infliggere a un alunno per un comportamento incivile è la sospensione temporanea, anche in caso di recidività: nulla conta dunque che il lanciatore di cestini fosse appena rientrato da due settimane di allontanamento coatto per ragioni disciplinari, e chissà quante ne prometta ancora. L’espulsione non è praticabile in quanto la legge sull’obbligo scolastico impone che l’istruzione venga impartita per almeno dieci anni, nell’età compresa fra i 6 e i 16. Pace. Vuol dire che assieme a quel cestino, che tutti hanno visto volteggiare in rete, sono volate via anche le residue speranze che anni e anni d’istruzione obbligatoria siano effettivamente utili a elevare qualcuno fino alla consapevolezza che non si lanciano suppellettili contro gli inermi; e sono volate via le speranze che gl’indisciplinati non percepiscano la scuola come recinto d’impunibilità, sentendosi tutelati da una norma ministeriale che impedisce la loro estromissione dal consesso civile; infine, sono volate via le speranze che qualcuno approfittasse dell’occasione per far notare che la temuta dispersione scolastica per chi scrive leggi astratte è sempre un rischio ma per chi deve applicarle sul campo è, talvolta, un’opportunità. 

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Commenti all'articolo

  • paulitus_

    03 Novembre 2017 - 06:06

    Sembra che il giovine stesse cercando proprio un reazione esemplare, che stesse cercando qualche adulto vivo che gli facesse capire che si e' accorto di lui e che si prendera' cura del suo caso, cioe' che gli desse una "dritta", una punzione indimenticabile, un modo drastico, se vogliamo, di dargli delle "linee guida". Ma il nostro ordinamento sembra tutto proteso affinche la richiesta non venga mai accolta.

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  • carloalberto

    02 Novembre 2017 - 23:11

    Vogliamo parlare dei ragazzini nordafricani che prendono in giro le professoresse perché da loro non si obbedisce alle donne? E a costoro bisognerebbe dare la cittadinanza? Ma d'altra parte, se il cattivo esempio viene dai nostri eroici connazionali, di che lamentarsi? Anche questo lanciatore di cestini a modo suo è una "risorsa" e dunque va lasciato a scuola, se no, poverino, "lo perdiamo" per strada...

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