La rivoluzione del Manifesto nel giorno del compleanno del Cav. è un velleitario post-it

Antonio Gurrado
“Domani facciamo la rivoluzione. Cambiamo tutto, anche la grafica. Per cambiare il mondo, da qualche parte dovevamo pur cominciare”, si legge nell'editoriale in prima pagina del quotidiano comunista. Finirà come è finita con Repubblica?

Domani, in occasione degli ottant'anni di Silvio Berlusconi, il Manifesto fa la rivoluzione. Mentre il Giornale pubblica gli auguri di Putin e Medvedev, il quotidiano comunista approfitta della ricorrenza per consegnare al lettore “una nuova grafica e uno squarcio (rosso) sul futuro, un quotidiano diverso, nuova tipografia, nuova carta”, come spiega l'editoriale in prima pagina cui è accluso un post-it programmatico: “Domani facciamo la rivoluzione. Cambiamo tutto, anche la grafica. Per cambiare il mondo, da qualche parte dovevamo pur cominciare”. È bello quando i giornali si trasformano, perché vuol dire che sono ancora vivi (e noi pure), ma mi sorprende l'utilizzo rivoluzionario del post-it suggerito dall'editoriale. “Ci piacerebbe che diventasse un meme, uno di quei graffi liquidi che transitano tra reale e virtuale. Attaccatelo ovunque, dove volete, dove pensate che ci vorrebbe proprio una bella rivoluzione. Poi, se vi va, scattate una foto e mandatecela”.

 

Dopo che Repubblica aveva minacciato per giorni trasformazioni epocali e mutazioni apocalittiche dopo le quali il mondo non si sarebbe più riconosciuto allo specchio, salvo poi farci scoprire che avrebbe cambiato il corpo del testo e basta là, stavolta non m'illudo e mi limito a una considerazione. L'utilizzo del post-it del Manifesto segna la svolta definitiva della lunga avventura intrapresa nel 1848: l'ammissione che la rivoluzione è un evento puramente formale, che è negli occhi di chi guarda e nei selfie di chi legge; la dichiarazione che la rivoluzione è un graffio liquido che transita tra reale e virtuale, qualsiasi cosa significhi; la consapevolezza che la rivoluzione è un velleitario pezzetto di carta che può essere appiccicato dappertutto, perché sopra c'è sempre scritto “Domani”.

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