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Tutte le ipocrisie della campagna #SiamoTuttiParalimpici

“Tutti” è una parola pericolosissima, come dimostra la campagna lanciata dall'edizione brasiliana di Vogue in vista delle Paralimpiadi, dove l'inesorabile hashtag #SomosTodosParalímpicos accompagna le foto di due atleti: una donna senza un braccio e un uomo senza una gamba.

30 Agosto 2016 alle 18:03

Tutte le ipocrisie della campagna #SiamoTuttiParalimpici

L'immagine di atleti paralimpici postata su Twitter da Vogue Brasil

“Tutti” è una parola pericolosissima, come dimostra la campagna lanciata dall'edizione brasiliana di Vogue in vista delle Paralimpiadi, dove l'inesorabile hashtag #SomosTodosParalímpicos accompagna le foto di due atleti: una donna senza un braccio e un uomo senza una gamba. Se non che, con abile fotomontaggio, l'immagine attribuiva le disabilità di due paralimpici a modelli dai corpi che Maurizio Milani definirebbe molto completi. Era proprio necessario? Questo caso di scuola smaschera l'ipocrisia pelosa di ogni campagna “Siamo tutti...” (nonché di sua cugina, la multiforme campagna “Je suis...”); per quanto si tenda a voler dimenticarlo, c'è una certa differenza fra patire una disgrazia ed esprimere partecipazione.

 

Quante sberle meriterebbe uno che, comodamente seduto a casa propria, lanciasse l'eventuale campagna #SiamoTuttiTerremotati? Intanto, in Burkina Faso, è stato annullato il tradizionale concorso di Miss Bim Bim, una gara di bellezza il cui unico criterio è la dimensione del didietro. Misurare il fisico dal sedere è parsa un'inaccettabile prova di maschilismo, la messa in ridicolo di un difetto indicibile, una mancanza di rispetto per il corpo altrui. Se ne deduce che siamo tutti paralimpici ma guai a dire che qualcuno è culone.

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