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Il destino del Totocalcio spiega alla perfezione il rapporto degli italiani con i soldi

Il destino del Totocalcio dimostra che gli italiani non hanno bisogno di soldi. A settant’anni esatti dal primo concorso, oggi si giocano circa trentamila schedine, tante quante nel 1946, con la lieve differenza che non usciamo da sei anni di guerra mondiale.

5 Maggio 2016 alle 18:20

Il destino del Totocalcio spiega alla perfezione il rapporto degli italiani con i soldi

Il destino del Totocalcio dimostra che gli italiani non hanno bisogno di soldi. A settant’anni esatti dal primo concorso, oggi si giocano circa trentamila schedine, tante quante nel 1946, con la lieve differenza che non usciamo da sei anni di guerra mondiale. Evidentemente disprezziamo l’idea di azzeccare un tredici da diciottomila euro, ossia poco meno di un salario medio annuo; e pensare che non è nemmeno più la vincita massima, poiché adesso le partite da indovinare sono quattordici. Una colonna al Totocalcio costa cinquanta centesimi e, se la probabilità di vincita massima è bassa (una su quattro milioni), quella di fare tredici è ben più elevata: una su centosettantamila. Volendo scialacquare, gli italiani preferiscono invece giocare un euro al Gratta e Vinci, dove vincerne diecimila può capitare una volta ogni tre milioni di tentativi.

 

Con un euro di Dieci e Lotto si garantiscono una probabilità di vincita massima su sessanta milioni, ma possono consolarsi con la seconda vincita massima: una volta su nove milioni. Per vincere un salario medio annuo con il Maxi Miliardario bisogna accumulare due biglietti vincenti da diecimila, e se ne trova uno ogni ottantamila; in compenso, costano venti euro ciascuno. Va detto che la probabilità di vincita in queste lotterie è matematica, poiché ogni biglietto è uguale a un altro, mentre nella schedina il calcolo è teorico poiché influisce l’abilità del giocatore. Contano la conoscenza del calcio, il coraggio nell’inserire una variante anomala, il calcolo ponderato del rischio. Dal destino del Totocalcio si evince che gli italiani non solo non hanno bisogno di soldi ma vogliono anche vincerli senza meritarli.

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