I robot non saranno più intelligenti degli uomini, ma di qualche belga sì

Antonio Gurrado
Il robot che batte l’uomo a una specie di dama cinese può far sorgere il dubbio che l’intelligenza artificiale sia superiore a quella umana, sempre ammesso che la dama cinese sia un criterio valido per stabilire l’intelligenza di qualcuno.

Il robot che batte l’uomo a una specie di dama cinese può far sorgere il dubbio che l’intelligenza artificiale sia superiore a quella umana, sempre ammesso che la dama cinese sia un criterio valido per stabilire l’intelligenza di qualcuno. Per fortuna un altro robot, prodotto dalla Microsoft per interagire automaticamente con gli adolescenti su Twitter, altrettanto automaticamente s’è messo a inneggiare a Hitler rafforzandoci nell’idea che alla fine siamo più intelligenti noi: l’intelligenza artificiale infatti è portata al razzismo perché applica pedissequamente associazioni d’idee basilari all’interno delle quali l’uomo è invece in grado di operare sottili distinzioni, astraendo e specificando, applicando griglie più sofisticate all’evidenza della prima vista. Giusto.

 

Ora però spiegatemi una cosa. Ho visto una mappa della ragnatela del terrore europeo, cellule che si diramano da Molenbeek ad Arras, da Bruxelles a Verviers, e ho notato sempre lo stesso tipo di facce, ho letto reiterate mutine e doppie elle. Poi da un’intervista all’ex premier belga Elio Di Rupo ho appreso che il Belgio è un paese fantastico, di libertà totale, in cui si rispettano le scelte individuali (“c’è l’aborto e c’è l’eutanasia”) mentre i terroristi sono soltanto giovani che non vedono un futuro, disoccupati che temono la discriminazione. Ecco, spiegatemi. Come mai Di Rupo mi ha persuaso che i robot non saranno più intelligenti di tutti gli uomini, ma di alcuni belgi sicuramente sì?

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