Era fine aprile. Era sera. Era freddo. Intorno, però, tutto ribolliva. Ero lì, davanti all’hotel Raphael. Era il debutto di tutti gli indignati/popoliviola/girotondi, ecc. ecc. che verranno nei vent’anni successivi. “Sono le otto meno cinque, Craxi dovrebbe uscire a momenti”, diceva la giornalista in diretta. Si preparava la scena simbolo di Mani pulite. “Vai a vedere”, mi disse Veltroni, allora direttore dell’Unità. Conoscevo un mondo dove quasi nessuno amava Craxi – anzi lo detestava, e presto lo avrebbe odiato: c’è una corda oscura e pazza, nella gente, capace di aumentare l’odio ancor di più quando vede il nemico a terra.