Ladies first

La recensione del film di Thea Sharrock, con Rosamund Pike, Sacha Baron Cohen, dal 22 maggio su Netflix

Film al cinema non ne escono. O son fondi di magazzino, inutile che i distributori neghino. Senza pregiudizi, diamo una guardatina a Netflix. Sacha Baron Cohen vale sempre la pena, e anche Rosamund Pike è una brava attrice. La regista Thea Sharrock viene dal teatro, dove è stata una regista prodigio: a 24 anni era direttrice artistica del Southwark Playhouse. Dieci anni fa è passata al cinema, senza lasciare il teatro, e ora ha diretto questo promettente “Ladies First”, remake di un film francese. Sacha Baron Cohen perde la sua aria da Borat per il ruolo di Damien Sachs, direttore di un’agenzia pubblicitaria londinese. Sciupafemmine e tutto il resto. Una botta in testa, e si ritrova in una realtà parallela dove le donne comandano. E si prendono qualche soddisfazione collaterale. Per esempio, vengono giudicati per il loro aspetto fisico. La sua ex dipendente Rosamund Pike, che lui maltrattava, è il capo dell’azienda, decisa a restituirgli tutto con gli interessi (era la terza moglie di Barney Panofski, nel film tratto da “La versione di Barney” di Mordecai Richler). La trama non è nuova e neppure originale – del resto neanche la parità è ancora in vista, pensate a quando i maschi pretenderanno di scrivere anche loro i romance – ma offre molti spunti da commedia. Gli attori fanno il resto, che di questi tempi non è sempre garantito. O questo, o l’ultimo film di Pedro Almodóvar, dritto dritto dal Festival di Cannes.