Per la conversione del cuore è presto, ma per le chiacchiere c’è abbastanza materiale. L’oro, l’anello, le scarpe, la croce – il mantello rosso, la veste bianca, la povertà, il creato, il custode, la tenerezza. Le parole, la faccia, i gesti. Francesco avanza, travolge, inciampa – e riparte. Più lui procede a una straordinaria spoliazione di simboli e ferrose ritualità, più nell’immaginario apre varchi. Dove molta era la complicazione, porta semplificazione – e, miracolo! – nuova immaginazione. Dove si annaspava, respiro. Mancavano parole ed empatia – ha trovato quelle che lasciano il segno: semplici, quindi assolute. Come l’altro suo predecessore Giovanni, che tutti a dire quanto Francesco ricordi Giovanni – e anche lì erano queste le parole: uomini, buona volontà, luna, carezza, lacrime, bambini: non una su cui un teologo si debba affaticare.