Scontri a Susa durante marcia NoTav verso il cantiere (foto LaPresse)

Non bastano i lacrimogeni sui No Tav

Redazione
In che senso l’estremismo luddista può essere sconfitto anche con la politica

Seppure con frequenza decrescente, si ripetono periodicamente gli assalti violenti ai lavori per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione. Le forze dell’ordine reagiscono con misura, soprattutto per evitare che i gruppi di abitanti della Val di Susa, usati dagli estremisti come scudi umani, ci vadano di mezzo. Il bilancio degli scontri è abbastanza contenuto, soprattutto se paragonato con quello degli assalti di quattro anni fa. Dal punto di vista della difesa dell’ordine pubblico e dei lavori del cantiere, quindi, si può dire che tutto sia stato risolto abbastanza bene. Tuttavia resta inevasa la domanda più difficile: perché non si riescono a isolare del tutto i gruppi di militanza violenta da settori, seppure ormai assi ridotti, della popolazione valligiana?

 

Ormai dovrebbe essere evidente a tutti che le fanfaluche sul rischio per la salute derivante dagli scavi non hanno alcuna base scientifica, mentre lo stato di avanzamento dei lavori dovrebbe aver fatto comprendere che, anche senza il consenso di alcune comunità locali, il percorso della linea sarà quello previsto. Con questi buoni argomenti, oltre a quelli connessi all’utilità di una infrastruttura che collega l’Italia ai flussi europei più rilevanti, non dovrebbe essere impossibile tranquillizzare le popolazioni pacifiche separandole dai mestatori venuti da fuori. Si ha l’impressione che si sia lasciata perdere la battaglia sul terreno informativo e culturale, una volta che l’opera è sembrata al sicuro nelle sue prospettive di completamento. Se è così si è commesso un errore, che può e deve essere corretto. Spiegare le buone ragioni è altrettanto utile che difenderle con la forza pubblica, perché l’estremismo luddista deve essere sconfitto non solo dai lacrimogeni ma dal buon senso.

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