Un'immagine di un numero speciale del giornale "La mouette baillonnée" dedicato a Charlie Hebdo

Il gabbiano imbavagliato

Giulio Meotti
Il disonore degli intellettuali e il coraggio di Louis. La storia scioccante del direttore di un giornale di liceo minacciato di morte per essersi schierato per Charlie Hebdo.

Alla gauche che ha smesso di pensare dedica la copertina il magazine del Figaro. Quelli che Max Gallo chiama “gli intellettuali tranquilli, muti, inutili” e la sinistra islamofila che si schiera contro le poche mosche bianche rimaste. In sei mesi, il premier socialista Manuel Valls è riuscito nell’impresa di attaccare tre scrittori e intellettuali. Prima ha detto che il libro di Eric Zemmour “Suicidio francese” non doveva essere letto. Poi ha spiegato che Michel Houellebecq forse si era un po’ meritato la clandestinità. Poi è caduto su Michel Onfray. Pierre Nora ritiene che “la crisi di identità in Francia è una delle peggiori della sua storia”. Perché, come scrive il Figaro, “la difesa della libertà di espressione ha lasciato il posto alla sorveglianza”. In questo clima, forse, l’onore della Francia sarà salvato da uno studente di diciassette anni di nome Louis Pasquier. E’ un aspirante giornalista e fa il caporedattore de “La mouette baillonnée” (“Il gabbiano imbavagliato”), il quotidiano di un prestigioso liceo di Saint-Maur-des-Fossés, cittadina chic a sud di Parigi, il liceo Marcelin Berthelot, premiato due anni fa come il miglior giornale studentesco di Francia. Cosa ha combinato Louis di così grave?

 

Dopo aver scoperto che le famiglie di due studenti dell’istituto erano state coinvolte dagli attentati alla redazione di Charlie Hebdo e al supermercato ebraico Hyper Cacher, la sua redazione ha pubblicato il 22 gennaio un numero speciale in 1.800 copie con testi e disegni a favore della libertà di stampa sotto attacco islamista, comprese citazioni colte da Ernst Renan. Un numero firmato da trentasette studenti. “Il mio pensiero, ovviamente, va alle vittime e ai loro parenti. Coraggio”, scrive Louis che ha annunciato quel numero come “un omaggio ai morti, senza discriminazioni tra ebrei, giornalisti e poliziotti”, “coloro che sono morti perché stavano disegnando e vivevano liberi”.

 

Louis scrive anche che non si può vivere “in un mondo senza libertà di espressione. Attaccando queste persone, sono i valori della Francia che sono stati colpiti. Gli uomini buoni saranno Charlie”. I redattori corsari replicano nel numero del giornale di marzo: “Parliamo, mentre pochi stanno parlando! Noi sosteniamo la libertà di espressione e siamo impegnati a essere, oggi e domani, i suoi garanti più fedeli. Tutto è perdonato”.

 

Uno studente del liceo di Louis ha perso il padre nella strage di Charlie Hebdo, il correttore di bozze Ourrad Mustapha, mentre un altro ha visto lo zio ucciso durante il sequestro di Amedy Coulibaly a Vincennes. I guai di Louis sono iniziati il giorno dopo, quando nella sua casella di posta del liceo è arrivata la prima minaccia: la prima pagina del suo giornale con una bara e la frase: “Se è noi che cerchi, ci troverai”. Poi un’altra busta con un proiettile. Arriva anche un biglietto con l’indirizzo del giornalista e altre minacce, culminate con una lettera a casa del ragazzo e sette proiettili di pistola. Il giorno dopo Louis ha ottenuto la protezione dei servizi di sicurezza del ministero dell’Istruzione.

 

[**Video_box_2**]L’ultima lettera minatoria è stata fatta scivolare sotto la porta della redazione a inizio maggio. Ogni sera Louis è scortato a casa dalla polizia. Oggi, 28 maggio, ci sarà una manifestazione di fronte al liceo diventato obiettivo terroristico. Il caso di Louis non è l’unico.

 

Lo studente di un liceo di Châteauroux, nella Francia occidentale, è stato malmenato da un gruppo di compagni per aver pubblicato sul suo profilo Facebook alcuni messaggi in difesa della libertà di espressione e della tolleranza, dopo l’attacco a Charlie Hebdo. Lo studente è stato aggredito all’interno della scuola, preso a pugni e calci sul corpo e sul volto da una decina di altri allievi. Gli aggressori hanno spiegato di essersi sentiti “minacciati nella loro religione” dalle frasi della vittima. Così al liceo di Châteauroux, ha confidato una studentessa al Monde, nessuno dice più “Je suis Charlie” perché “abbiamo paura di farci menare”. Si sono susseguiti casi come quello del professore di liceo a Poitiers, Jean-François Chazerans, che ha detto in classe: “Questi farabutti di Charlie Hebdo hanno ottenuto quello che si meritavano”. Libération celebra il suo “droit à la philo”, mentre la maggior parte degli insegnanti delle scuole superiori ha scioperato quando Chazerans è stato sospeso.

 

“E’ scandaloso che si possa minacciare uno studente solo per un giornalino, la libertà d’espressione deve essere la stessa per tutti”, ha detto Laurent Sourisseau, in arte Riss, che ha assunto la direzione di Charlie dopo l’uccisione di Charb nell’attentato del 7 gennaio. Ieri due fondamentalisti islamici, già schedati dall’intelligence francese, sono stati individuati dalla polizia nei pressi della casa parigina di Riss mentre fotografavano l’ingresso dell’edificio, prima di andarsene in scooter.

 

Nel paese degli intellettuali benpensanti, infarciti di quello che l’ex maoista Jean-Pierre Le Goff ha castigato come “sinistrismo culturale”, serviva uno studente di liceo per dare nuova linfa alla libertà di espressione. La pagina più bella e giustamente cattiva del numero di gennaio del “Mouette baillonnée” è quella rivolta ai terroristi e alla zona griga di adulatori e spettatori: “Noi siamo Charlie, voi siete dei vigliacchi!”.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.