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Gli intrecci tra Podemos e il Venezuela chavista, tutti inguaiati da Falciani

Il socialismo populista elude il fisco con ipocrisia. La pubblicazione nei giorni scorsi dei dati dei clienti della filiale svizzera della banca Hsbc, ha fatto emergere situazioni sorprendenti, al limite del paradossale.

23 Febbraio 2015 alle 11:16

Gli intrecci tra Podemos e il Venezuela chavista, tutti inguaiati da Falciani

Milano. Che succede se il conto più grande della più importante lista di “evasori” e “speculatori” appartiene a un regime socialista? Che succede se un partito anti capitalista e anti casta assume Falciani, il Julian Assange dell’evasione, come consulente anti evasione e poi si scopre che quel partito è nato e cresciuto grazie ai finanziamenti del conto “numero 1” della “lista degli evasori”? La pubblicazione nei giorni scorsi dei dati della cosiddetta “lista Falciani”, ovvero dei clienti della filiale svizzera della banca Hsbc, ha fatto emergere situazioni sorprendenti, al limite del paradossale. I contorni della vicenda sono noti: il tecnico informatico Hervé Falciani ruba alla banca ginevrina in cui lavora i dati sui clienti, accusati di aver occultato i patrimoni al fisco, e inizia a collaborare con le autorità di vari paesi. La “lista Falciani” viene poi pubblicata da un Consorzio internazionale d’investigazione giornalistica.

 

Ovviamente il solo fatto di essere nella “lista Falciani” non dimostra colpevolezza, sono presenti molti clienti che avevano conti in maniera perfettamente legale. Al di là di ciò che è lecito o illecito, la pubblicazione della lista ha mostrato fenomeni che stanno divorando la credibilità di chi ha fatto del giustizialismo fiscale la propria cifra politica distintiva. Stiamo parlando del Venezuela che fu di Hugo Chávez, ora di Nicolás Maduro, e di Podemos, partito della sinistra radicale spagnola in testa ai sondaggi. Il Venezuela è il terzo paese nella lista Falciani, dopo Svizzera e Regno Unito, per entità di depositi con circa 14,8 miliardi di dollari, il doppio dell’Italia (7,4 miliardi, settimo posto). La quasi totalità dei depositi non appartiene alla “borghesia accaparratrice” venezuelana, ma al governo rivoluzionario, a cui apparteneva il conto più imponente della Hsbc, circa 12 miliardi di dollari. I soldi erano depositati su conti intestati a banche statali fondate dalla “rivoluzione bolivariana” e gestiti dall’attuale ministro dell’Economia Marco Torres e da Alejandro Andrade, già viceministro delle Finanze e guardia del corpo del “comandante eterno” Chávez. Che il “Socialismo del XXI secolo” vada a nascondere i soldi in Svizzera è già notizia clamorosa, scandalosa se si considera che i depositi corrispondono a più della metà delle riserve del paese, ora precipitate sotto i 20 miliardi di dollari.

 

Il Venezuela vive una crisi economica profonda, una drammatica scarsità di beni essenziali dovuta proprio alla cronica penuria di dollari. Ma il paradosso non finisce qui. Pablo Iglesias, leader di Podemos, annunciava orgoglioso di avere ingaggiato come consulente anti evasione proprio Falciani (la notizia è stata data con enfasi anche nei talk-show italiani), non sapendo che in cima alla lista dei cattivi di Falciani ci fossero proprio i suoi finanziatori. Il Venezuela di Chávez ha favorito la nascita di Podemos, foraggiando il centro studi nucleo originario del partito anti casta (Centro de Estudios Politicos y Sociales) con oltre 4 milioni di euro dal 2002 al 2014. Tra i capi di Podemos chi ha maggiormente beneficiato dei petrodollari venezuelani è stato Juan Carlos Monedero, numero tre del partito e responsabile del programma politico, che solo nel 2013 ha fatturato attraverso una sua società 425 mila euro per i servigi resi al Venezuela e altri paesi alleati. Monedero è stato oggetto di indagini fiscali per questi redditi non del tutto dichiarati e, dopo aver accusato gli avversari e la stampa di aver orchestrato una campagna politico-mediatica per delegittimare Podemos, è corso a pagare oltre 200 mila euro di tasse per evitare conseguenze peggiori. Il quotidiano l’Economista aggiunge: Iglesias sarebbe nel mirino del fisco per “sospetti di frode fiscale” riguardanti donazioni dal Venezuela e alcuni pagamenti in nero. Iglesias ha respinto le accuse e rilanciato la collaborazione con la “gola profonda” di Hsbc: “Grazie mille a Falciani per la collaborazione con Podemos, sarà di un aiuto inestimabile”. Un esperto di anti evasione è forse proprio ciò di cui ora hanno più bisogno.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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