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Francia sotto choc per l’antisemitismo. Arancia meccanica a Créteil

Libération ci fa la copertina: “Autopsia di un crimine antisemita”. Siamo nel distretto parigino di Créteil, dove un abitante su quattro è di religione ebraica. Protagonisti del peggiore attacco antisemita che si ricordi sono Jonathan e Maria.

14 Dicembre 2014 alle 06:27

Francia sotto choc per l’antisemitismo. Arancia meccanica a Créteil

Roma. Libération ci fa la copertina: “Autopsia di un crimine antisemita”. Siamo nel distretto parigino di Créteil, dove un abitante su quattro è di religione ebraica. Protagonisti del peggiore attacco antisemita che si ricordi sono Jonathan e Maria. Lei ha lunghi capelli biondi e occhi verdi, ha compiuto diciannove anni, ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in Normandia, e si è appena riunita al suo ragazzo, Jonathan. E’ stata una sorta di “Arancia meccanica”. La mattina del 1° dicembre, Jonathan e Maria si svegliano tardi, non lavorano. Poco dopo mezzogiorno, suona il campanello. Tre uomini sfondano la porta, incappucciati, armati di pistola e fucile a canne mozze. “Sappiamo che tuo padre è ebreo, che ha qualcosa sulla testa (la kippah, ndr) e che avete i soldi”, dicono i rapitori. E ancora: “Tanto siete ebrei, i soldi li avete in casa, non li mettete in banca”. Legano mani e piedi a Jonathan con il nastro adesivo. E’ solo, disteso a terra. I tre, tutti di origine maghrebina, vanno da Maria, le dicono di aprire le gambe, le infilano un dito nel sesso e la violentano. Poi se ne vanno, con un piccolo bottino.

 

Jonathan e Maria potevano fare la fine di Ilan Halimi, rapito perché ebreo e poi bruciato vivo, nel dipartimento di Hauts-de-Seine di Parigi otto anni fa. Fu una piccola Vichy della compiacenza e dell’indifferenza, con la polizia che negava il carattere antisemita dell’uccisione e i vicini che per venti giorni sentirono le urla di Ilan e non dissero niente. Dopo l’aggressione di Créteil, Roger Cukierman, veterano presidente delle comunità ebraiche francesi, ha detto: “Gli ebrei lasceranno la Francia, che cadrà nelle mani della Sharia o del Front national”. Per il primo ministro, Manuel Valls, “l’orrore di Créteil è la dimostrazione immonda che la lotta contro l’antisemitismo è un combattimento quotidiano”. Ma gli ebrei francesi, nonostante le promesse del presidente Hollande e dell’esecutivo, non si fidano. “Non credo che la Francia possa combattere questo male”, ha detto l’artista ebreo francese Ron Agam. “Gli ebrei sono in pericolo e la Repubblica non adempie al suo dovere di proteggere la terza più grande comunità ebraica del mondo”.

 

Intanto, a fine anno saranno settemila gli ebrei che avranno lasciato la Francia alla volta di Israele. Mai così tanti da quando la Rivoluzione francese diede loro diritti e cittadinanza. “Per la prima volta, la Francia è diventata un paese di emigrazione ebraica”, ha detto Joël Mergui, a capo del concistoro ebraico francese. Le destinazioni preferite sono Tel Aviv, il Québec e Los Angeles. Dati governativi parlano di un 91 per cento in più di attacchi antisemiti rispetto a un anno fa. Il Crif (Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia), sottolinea “l’apparizione di nuove forme di violenza: attacchi in banda organizzata di luoghi comunitari, aggressioni pianificate e mirate di sinagoghe, atti di vandalismo di negozi ebrei e infine attentati terroristi”.

 

“La Francia non è antisemita, ma una parte dei giovani che abitano le banlieue lo è, selvaggiamente” ha scritto Arno Klarsfeld, l’avvocato figlio di Serge, cacciatore di nazisti e custode di memorie. E in questo clima di panico e timore arriva il voto del Parlamento francese di riconoscimento dello “stato di Palestina”. Un ebreo francese, in segno di protesta per questo voto in un momento di minaccia al popolo ebraico, ha bruciato la sua carta di identità e ha postato su Facebook un video in cui dice: “Am Israel Hai, Eretz Israel L’Am Israel”. Il popolo di Israele vive, la terra di Israele al popolo di Israele.
Intanto, a Créteil, fra gli ebrei gira un passaparola: “Non uscite con la kippah”.

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